Il Vulture dell’Aglianico! (Prima puntata)

a cura di Fabrizio Vicari – Sommelier – Staff GustoVino

Finalmente Vulture!
Era da un po’ che volevo andare in Basilicata, patria dell’Aglianico; sono partito per scoprire un vino, ed ho scoperto un territorio e la sua gente…
I miei due compagni di viaggio, Eugenio Simoni e Carla Campus, appassionati sommelier, nonché collaboratori di GustoVino, sono stati i miei “ganci“ scoprendo attraverso FaceBook, che si stava organizzando “#Aglianicodelvulture1”…

“#Aglianicodelvulture1” è nato grazie alla disponibilità di  Sara Carbone, e all’entusiasmo di un gruppo di appassionati che hanno pensato di estenderlo utilizzando Twitter e Facebook. Sara Carbone

 

Ce ne fossero di persone come Sara e di iniziative di questo tipo, volte a far conoscere un territorio, un vino, prodotti e persone da valorizzare non solo all’estero, ma soprattutto in Italia (http://www.intravino.com/vino/chiedersi-perche-il-ministro-del-turismo-si-chiama-michela-vittoria-brambilla-invece-che-sara-carbone/)

 
L’evento era partito il 4 agosto con una cena (alla quale purtroppo a causa di impegni personali non siamo potuti essere presenti), a cura de La Compagnia dell’Acidità accompagnata da birre Lambic di Cantillon, proposte da Vittorio Rusinà, e da Aceto Balsamico Tradizionale del produttore Andrea Bezzecchi, anche lui nel gruppo…(www.acetaiasangiacomo.com)

MelfiL’appuntamento con l’Aglianico era a Melfi giovedì 5 agosto, alle 11, nella bottaia di Sara Carbone in pieno centro storico del paese.
A sottolineare lo stile carbonaro dell’iniziativa, un ambiente antico e suggestivo e dei caldi Tabarri per difenderci dal freddo…

La degustazione…

IMG_1292La degustazione è avvenuta alla presenza anche di alcuni produttori seduti tra di noi, presentata da Sara e condotta da Vittorio Rusinà “aka Tirebouchon”, del quale abbiamo potuto apprezzare l’interessante lettura introduttiva di un breve brano tratto dal libro “Le vie del vino” sull’importanza del terroir…geniale e molto gradita la brochure contenente appunto terra lavica!

Gli assaggi hanno riguardato una batteria di 8 Aglianico, senza contare l’aperitivo introduttivo del rosato “Le More” 2009 di Eubea, giusto per prendere confidenza con i tannini; quella rosata è una  tipologia che da queste parti viene vinificata da sempre a “sostentamento” dei pasti familiari e degli operai nei campi, è speziato e forse un tantino squilibrato verso le parti dure, a conferma che le uve dalle quali proviene non sono di facile approccio.

Tutto si è svolto rigorosamente “alla cieca”, senza obbligo di sequenza dell’annata (sapevamo soltanto che si andava dal 2004 al 2008), con prodotti fra i più significativi del territorio, ma non solo, infatti ne mancavano alcuni che abbiamo comunque avuto l’occasione di degustare durante le visite organizzate il giorno stesso.

Mauro ErroChiaro fin da subito che non vuole essere una sfida, ma solo una conoscenza anche didattica, in quanto i campioni sono tutti diversi tra loro per zona, annata e stile aziendale, diversità che hanno invece evidenziato elementi in comune come l’ottimo nerbo acido, la grande struttura e i profumi fruttati e profondi di erbe aromatiche e spezie dolci, legati infine da quella mineralità proveniente dallo stesso territorio vulcanico.
Infine, è stata  molto gradita nel corso della degustazione, la visita a  sorpresa di Mauro Erro, profondo conoscitore ed esperto del vitigno e del terroir (www.lucianopignataro.it/a/aglianicoaglianico-speciale-enolaboratorio-sulle-piccole-vigne-del-vulture/6714/)

 

Di seguito le impressioni sui vini, risultato di un’analisi “di concerto” con Eugenio e Carla:

1) DAMASCHITO 2007 (Grifalco)
Cecilia Naldoni e Fabrizio Piccin (anche enologo dell’azienda) trasferitisi già da qualche anno dalla Toscana a Venosa hanno avviato l’azienda che comprende circa 16 ettari di vigneto di età compresa tra i 10 e i oltre 50 anni dislocati tra Venosa, Ginestra e Maschito.
Da quest’ultimo “cru”, situato ad un’altitudine di circa 500 mt. su terreni con forte presenza di ciottoli e scheletro e con rese intorno ai 75 q.li/ha, ha origine questo vino dal naso molto interessante, dolce, floreale, dalle note spiccate di rosa ed erbe aromatiche molto accattivanti.
In bocca non è ancora perfettamente equilibrato, segno di evidente gioventù, con un tannino già levigato ma importante, ed un nervo acido che promette un’ottima longevità.

2) IL SIGILLO 2006 (Cantine del Notaio)
Azienda storica di Rionero, che non ha bisogna di presentazioni, grande qualità, ma prezzi sempre un po’ più elevati rispetto alla media…
Il Sigillo è ottenuto dalla vigna storica di Maschito, alla Contrada Cerentino, come apprendiamo dal sito aziendale…
Al naso veniamo subito colpiti da vigorose note di confettura, al limite del “cotto”, che fa pensare ad un amarone, insieme a spezie dolci, quasi cioccolatoso, poi scopriremo “volutamente”, visto la raccolta in surmaturazione…
L’ingresso in bocca è morbido, dove ritornano alcuni sentori alcune sensazioni olfattive, ma senza impressionare, con un tannino ancora da smussare a cui il tempo dovrebbe dare una mano…

3) LE DRUDE 2006 (Laluce)
Dell’azienda di Ginestra e di Michele Laluce parleremo più avanti in modo approfondito, ma si capisce sin da subito che ci troviamo davanti ad un vino dallo stampo ancora diverso.
Dal colore leggermente scarico è austero e sembra stare un po’ sulle sue; emerge un’impronta balsamica che lo potrebbe far scambiare per un “piemontese”, caratteristiche derivanti anche dal legno grande, l’unico con cui lavora Michele…
Aprendosi piano piano nel bicchiere sprigiona una complessità composta da erbe aromatiche, note  floreali e fruttate alle quali si alternano spezie e tabacco.
All’analisi gustativa ritornano perfettamente le sensazioni avute al naso; con un tannino ancora forse leggermente scontroso, ma di bella grana, utile a sostenerlo insieme ad un’acidità importante ed un finale sapido e veramente molto lungo!

4) STUPOR MUNDI 2007 (Carbone)
Vinificato con le uve provenienti da Piani dell’Incoronata, sin dal colore vediamo che siamo di fronte ad un vino molto giovane, percezione che viene confermata appena mettiamo il naso nel bicchiere che sprigiona un ventaglio aromatico molto complesso dove le note di china, rabarbaro e liquirizia sono le più evidenti, insieme ad un fruttato scuro e maturo.
Giustamente tannico in bocca esprime grande potenza, ma allo stesso momento è elegante e raffinato, con una grande vita davanti!

5) PIANO DEL MORO 2008 (Musto Carmelitano)
L’azienda di Maschito, di nascita molto recente ed a conduzione biologica produce questo campione proveniente da vigne vecchie di età vicino agli 80 anni dal quale ci aspettiamo quindi un vino di una certa complessità e struttura.
Appena avvicinato il naso ci è apparso invece un po’ troppo “maturo”, dalle note dolci di frutta molto matura e da un legno non completamente ancora integrato.
In bocca è abbastanza fresco, con un tannino sicuramente da smussare, ed un finale poco persistente.

6) ROINOS 2006 (Eubea)
Le vigne di Barile e Ripacandida, quindici ettari di 40 e 60 anni, forniscono le uve per il Roinos, un vino affine al precedente per le note dolci di confettura (frutti di bosco).
La barrique nuova si sente (anche se poi scopriremo che l’annata non è così recente) unitamente a delle note balsamiche di sottofondo, mentre all’analisi gustativa è morbido e potente, ma non completamente equilibrato a causa di un tannino ancora troppo energico, e da una freschezza non proprio dirompente.

7) ELEANO 2004 (Eleano)
I vigneti di Pian dell’Altare nel comune di Ripacandida, risalenti a quasi mezzo secolo fa, sono adatti a produrre un vino che porta lo stesso nome dell’azienda.
Il colore è trasparente, tendente al granato che potrebbe far pensare ad un noto “nebbiolo” (scopriremo che è prodotto in legno grande), mentre al naso è una combinazione tra il fruttato dolce e note terziarie, quasi animali…
Girandolo nel bicchiere emergono sentori balsamici, terrosi e minerali che coerentemente ritornano alla beva; rotondo e strutturato ha un tannino setoso (quasi vicino ad uno Sfurzat della Valtellina!), caratteristiche che gli conferiscono un’equilibrata eleganza; dal finale molto persistente …

8) MACARICO 2006 (Macarico)
Vino di punta derivante dalle omonime vigne di Barile, in particelle di 5 ettari totali, collocate a 500 mt s.l.m., vinificato con tecniche tradizionali, senza uso di lieviti selezionati e senza filtrazione, con una resa di 70 q.li per ettaro, in barrique per 18 mesi…
Appena versato nel bicchiere affiorano note di terra, humus intervallate da profumi di rosa e frutti rossi, mentre in bocca appare giovane, ancora non perfettamente equilibrato, abbastanza fresco, dai tannini leggermente verdi…
Ha comunque una bella struttura portante che ne consente una buona longevità…

Continua – Il viaggio continua…(Seconda puntata)

 

Fabrizio Vicari
Sommelier
Staff di GustoVino

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