Viticoltura al servizio della biodiversità

Centotrentacinque viticoltori in Sud Africa sono stati riuniti dalla Biodiversity and Wine Initiative (Bwi), associazione del settore vinicolo, organizzazioni ambientaliste e Wwf per un progetto di conservazione della biodiversità locale. L’Africa del Sud è l’ottavo produttore di vino nel mondo, e il 90% delle vigne si concentra nella zona nei pressi di Città del Capo, una delle sei maggiori riserve di biodiversità del pianeta, classificata patrimonio mondiale dell’umanità. In questo territorio dal clima mediterraneo prosperano 10 000 specie vegetali, più che in tutto l’emisfero Nord, di cui il 70% presenti in nessuna altra parte del mondo.

Oggi, l’espansione delle coltivazioni a vite e l’urbanizzazione hanno risparmiato alla natura selvaggia appena il 4% della superficie originaria.
Per questo i viticoltori riuniti dalla Bwi si sono impegnati in un progetto di salvaguardia della biodiversità, con l’obiettivo di convertire il 10% delle loro terre coltivate a riserva naturale. Con questa iniziativa già 110 000 ettari sono stati restituiti alla natura.
Ma quello del Bwi non è l’unico cambiamento della viticoltura sudafricana. Dopo decenni di sfruttamento indiscriminato delle risorse e un utilizzo massivo di agenti chimici, molti produttori hanno adottato metodi biologici e utilizzano energie rinnovabili. Tanto che Cape Wine, l’incontro dei viticoltori a inizio ottobre, si è trasformato in un forum sull’agricoltura sostenibile.
«I metodi convenzionali non funzionano più, né tecnicamente, né economicamente» spiega Jonathan Grieve, proprietario del vigneto da 300 ettari Avondable, vicino a Città del Capo «La soluzione è restaurare la vita nel suolo, invece di sottoporlo a profusioni chimiche, conservare le risorse vegetali, aiutare l’equilibrio degli oligoelementi del terreno, rendere l’ecosistema autosufficiente». (Le Monde)

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