Vino per curare i carcerati alcolisti

Sconcerto all'Asl per l'insolita decisione di un medico, che ha ordinato nella casa circondariale una partita di vino per curare gli alcolisti reclusi. Questo metodo d'intervento è piuttosto datato: veniva usato quando ancora non esistevano quei farmaci oggi comunemente impiegati nella cura delle tossicodipendenze.

I rimedi di una volta sembrano essere ancora i migliori. Così avrà pensato quel medico del carcere che per intervenire sui detenuti alcolisti ha ordinato alla direzione della casa circondariale una partita di vino, motivando la richiesta con la necessità di curare i soggetti alcoldipendenti. Un sistema in uso una volta, quando ancora non si era scoperto che benzodiazepine e psicofarmici potessero essere di aiuto per la dipendenza dall’alcol, e si usava il vino stesso in una terapia a scalare che secondo gli addetti ai lavori adesso lascia il tempo che trova.
Immediato lo sbigottimento della direzione del carcere che alla lettura della strana ordinazione ha rigirato la richiesta del medico alla direzione dell’Asl, essendo i tossicodipendenti adesso di competenza non più del ministero degli Interni, ma del ministero della Salute.
All’Asl la notizia ha seminato profondo sconcerto dal momento che chi lavora sulle dipendenze non usa certo le terapie a scalare, ma si avvale, specialmente per i pazienti alcolisti, di terapie a base di psicofarmaci, valium, benzodiazepine. Sostanze che nulla hanno a che vedere con il vino, terapia antiquata e ormai in disuso, specialmente nella nostra Asl dove il dipartimento per le tossicodipendenze utilizza metodi e terapie all’avanguardia del settore. (La Nazione)

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *