Vino, l’export traina la crescita del settore

Sono finalmente disponibili i dati dell’export vinicolo italiano per il 2007.
Tutto sembra a posto con un settore che appare in crescita e in salute con crescite del 2,6% in quantità e 8,9% in valore. In valori assoluti, stiamo parlando di un export di 18,3 milioni di ettolitri di vino esportati per un valore di 3,5  Cheap Party Dresses UK miliardi di Euro. E’ interessante notare come il prezzo medio sia salito del 6,2% arrivando alla cifra media di 1,89 Euro al litro. Nell’UE l’incremento è stato +1,7% in quantità e +11% in valore, mentre nel resto del mondo i dati si attestano rispettivamente a +5,3% e +6,7%.

In Europa i paesi acquirenti migliori sono Germania, Francia e Regno Unito, dove si è esportato il 70% del totale. Per quanto riguarda il resto del mondo, l’86% dell’export è andato negli Stati Uniti, seguito poi da Svizzera, Canada, Giappone e Russia.
Vorrei riprendere i dati citati all’inizio: crescite del 2,6% in quantità e 8,9% in valore, in valori assoluti 18,3 milioni di ettolitri di vino esportati per un valore di 3,5 miliardi di euro con un prezzo medio salito del 6,2% con una cifra media di 1,89 Euro al litro. E qui forse occorrerebbe prestare attenzione. L’incremento dell’export in volume è stato
molto basso, mentre è cresciuto in valore con un altrettanto incremento del prezzo venduto. Non vorrei che la politica intrapresa per dire che tutto l’export va bene, sia diventata quella di aumentare il valore a discapito della quantità, perchè basta aumentare il prezzo di vendita e poi anche a parità di quantità venduta il valore dell’export aumenta. In questo caso però occorre un plauso per le ottime capacità commerciali messa in atto!
La politica ottimale dovrebbe essere comunque quella di aumentare anche le quantità di vino esportate,  Stwd soprattutto in virtù dei dati che confermano un calo considerevole dei consumi interni, passati dai 50 litri pro-capite del 2000 ai 46 litri pro-capite di oggi.
Se da più parti ci si lamenta del calo dei consumi interni, allora lo sbocco della produzione deve diventare il mercato estero. Questo, a meno che non si riprenda in mano una politica di incremento dei consumi interni osteggiata però da più parti.
Rimane quindi un problema di eccedenza di produzione enologica, e questo nonostante la riduzione della superficie vitata in Italia.
Certo, l’aumento delle esportazioni in valore, vuol dire anche che si sono esportati vini di una certa qualità, ma comunque più costosi (e questo non sempre vuol dire di qualità) e questo non può bastare nella competizione globale. (Romagnaoggi)

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