Vino in brik, dacci oggi il nostro marchio quotidiano

Boom dell’export per la Caviro che produce Tavernello e Castellino: la gente spende meno ma per prodotti sicuri… E’ appena arrivata la notizia che con Tavernello siamo saliti dal settimo al quarto posto nella classifica Impact dei marchi di vino più venduti al mondo”. Sergio Dagnino, direttore generale di Caviro, brinda per il bilancio 2008 che vede la cooperativa romagnola in crescita del 26% nell’export, con un giro d’affari complessivo di 283 milioni di euro, utili a 1,6 milioni di euro, contro una perdita di 1,3 milioni nel precedente esercizio, e un margine operativo lordo al 5,3% dei ricavi, contro l’1,9% del passato esercizio. Cinque marchi per fasce crescenti di mercato, fino al top: Tavernello, Castellino, i vini Igt, Doc e Docg delle linee Botte Buona e Brumale, per la Gdo fino a Vini e Cantine d’Italia, dedicato alla ristorazione: Caviro insieme a Giv, Cavit e Mezzacorona, altri tre gruppi cooperativi, guida il mercato italiano. Il trend per fatturato, secondo l’ultimo report di Mediobanca sul settore vitivinicolo. Un risultato che si spiega in poche parole, soprattutto in tempi di crisi: “Si sta affermando un nuovo modello di consumo, l’attenzione alla “battuta di cassa”, l’acquisto centellinato di volta in volta ma senza trascurare la sicurezza e qualità dell’acquisto”, afferma Sergio Dagnino, direttore generale di Caviro, numero uno nella produzionee vendita di vini in brik. Gli esperti la chiamano “polverizzazione dei consumi”. La gente si è messa a caccia di brand, marchi sicuri per i consumi di tutti i giorni. Così, a fronte di un vino in bottìglia sotto i 3 euro ma dall’etichetta poco nota, gli italiani e anche gli inglesi i tedeschi e ifrancesi – e ora anche cinesi e russi – preferiscono per il daily, l’uso quotidiano, un brik di cui si fidano. Il risultato: il 32% del vino venduto nella Gdo è in brik, un contenitore non certo bello ma con un’anima hi-tech. E il Castellino in brik è riuscito ad approdare nelle recensioni di Bibenda, il mensile patinato creato da Franco Maria Ricci, l’ideatore dell’Oscar del vino. Tra etichette prestigiose, il Castellino nel 2008 ha preso 75 punti, il benchmark di riferimento per i degustatori. Costa 1,49 euro a litro, e Bibenda ricorda che il Castellino Rosso contiene una percentuale di Sangiovese romagnolo affinato in barrique, le piccole botti francesi di cui si parla sempre per i vini dell’eccellenza. E ora la grande novità, la scoperta della Brock Universiry del Canada, pubblicata sul Journal of Agricultural and Food Chemistry e ripresa dall’Economist: il vino in brik matura meglio che in bottiglia. Ora, si tratta di vedere le ripercussioni sul mercato. Trecentocinquanta barrique e quattro robot antropomorfi più dieci linee di imbottigliamento: innovazione e tradizione convivono nei due stabilimenti di Faenza e Forlì, quartier generale del consorzio, un gigante che si estende per 42 mila ettari dalla Sicilia al Friuli grazie a 19.000 viticoltori che hanno messo insieme idee e vigne per creare un network capace di ridurre i costi di produzione e aumentare la qualità. Per le catene inglesi, tra le più selettive ed esigenti, come la Tesco, Marks & Spencer, Conad e Leclerc, produce vini in “private label”, l’etichetta di insegna. E ora l’altra novità, a giugno si è associato anche con Coop: vuole il suo “vino quotidiano”, fatto da Caviro. (La Repubblica – Affari&Finanza)

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