Vino a tasso zero

Si chiama dealcolizzato e permette l'azzeramento dell'etanolo ma non dei profumi e dei sapori tradizionali. I vantaggi per la salute. La Cia: "Si rischiano alterazioni aromatiche"
Bere vino senza incorrere nei rischi dell'alcol? Possibile. La soluzione si chiama vino dealcolizzato, un fenomeno sul quale gli esperti hanno già iniziato ad esprimersi e sul quale è già piovuta qualche critica. Perplessità e discussioni (ma non tutte negative) anche in Italia dove la legge non prevede ancora la produzione di questa bevanda che comunque può essere tranquillamente commercializzata.
In Spagna, in Francia, in Germania e, fuori dall'Europa, anche negli Stati Uniti, invece, se ne fa un uso diffuso. Tra le produzione considerate di qualità ci sono un Cabernet sauvignon realizzato da Wachenheim, in Germania, e le etichette firmate da Inra che imbottiglia nella stazione sperimentale di Pech Rouge, vicino a Narbonne nel meridione francese. Soprattutto apprezzamenti arrivano da chi, come le donne in gravidanza, chi ha problemi di salute o chi è di religione musulmana, dovrebbe altrimenti fare a meno del gusto del vino.
Il vino dealcolizzato, dal punto di vista organolettico, infatti, non è molto differente da quello tradizionale ma ovviamente va tenuto conto che gran parte degli odori e dei sapori dei vini che siamo abituati a bere passa proprio dalla presenza di alcol. E poi il vino dealcolizzato non nasce senza alcol, ne viene privato soltanto in un secondo tempo, persino dopo anni di affinamento in barrique. In linea teorica è possibile azzerare la percentuale alcolica, o comunque ridurla a bassissime percentuali, anche in vini con una certa struttura, di qualsiasi genere essi siano. I vantaggi? Potere abbinare a una buona cena una bottiglia importante e passare indenni dall'etilometro.
Dal punto di vista dell'impatto sulla salute viene fuori anche che il consumo di vino dealcolizzato prevenga ugualmente l'ossidazione delle Ldl (che poi può portare all'aterosclerosi), implicando il fatto che altri composti oltre all'etanolo siano responsabili dell'effetto "protettivo" del vino nei confronti del cuore. Dunque le proprietà antiossidanti del vino che inizialmente erano attribuite ai soli tannini sono state associate ad un'ampia famiglia di composti polifenolici presenti anche nel vino senz'alcol (flavonoidi, catechine, leucoantociani, antociani).
Un rifiuto alla produzione di vino privato dell'alcol, invece, arriva dalla Cia. La Confederazione italiana agricoltori, infatti, mette in evidenza i rischi derivanti dall'immissione in commercio di questo vino. "Anche perché – viene sostenuto – si tratta di una pratica di cantina per ridurre, con una tecnica particolare, una parte dell'alcol che è presente nel vino e che deriva dalla fermentazione. Il problema – secondo la Cia – non è solo nella sottrazione di alcol da un prodotto naturale, ma si rischia di alterare il quadro aromatico del vino". (Cronache di Gusto)

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