Vini nobili svenduti al super…

Pedron: Brunello, Montepulciano e Bolgheri a 5 €… La conflittualità interna alla filiera vinicola italiana rischia di acuirsi in assenza di un nuovo elemento di turbativa delle normali dinamiche di mercato, che si sta registrando in Gran Bretagna in primis, ma anche in Germania e negli Stati Uniti (e c’è anche chi sostiene che la stessa cosa stia avvenendo in Italia). Paesi dove sono attualmente in commercio partite di vini italiani, anche blasonati, a prezzi stracciati. Ciò rallenta l’export verso questi mercati delle aziende vinicole che non si prestano al gioco al ribasso. E crea loro problemi di diversa portata, proporzionali alla capacità o meno della singola cantina di reindirizzare su altri paesi i quantitativi non assorbiti dai mercati in questione.

Cosa c’è dietro? La risposta più ovvia è un surplus d’offerta, conseguenza del calo dei consumi innescato dalla crisi globale. Una risposta che Leonardo Frescobaldi, presidente dell’omonimo gruppo (66,4milioni di euro di fatturato nel 2008 per •9,5 milioni di utili) non ritiene poi così scontata. “I primi a risentire della crisi”, afferma Frescobaldi, “sono i distributori. Pur di garantirsi la fedeltà della clientela ricorrono a promozioni spot e si spingono sino a fare operazioni in perdita. Non è la prima volta che vini anche di pregio sono venduti sottocosto”. Emilio Pedron, amministratore delegato di Giv (288 milioni di euro il fatturato consolidato 2008 a fronte di 82 milioni di bottiglie prodotte) è molto più tranchant: “l’effetto cantina piena”, dice, “è solo uno dei fattori che portano ai prezzi stracciati. A svendere sono i produttori meno strutturati, che non vantano marchi noti, pur producendo anche vini di rango”. E Pedron fa anche i nomi: “Brunello di Montalcino, Montepulciano d’Abruzzo e Bolgheri, che grandi catene di discount, Aldi in primis, stanno ritirando a 5-6 euro la bottiglia, facendo un grosso affare e facendolo fare ai loro clienti”. E ancora: “in Europa sul fronte del consumo”, spiega Pedron, “assistiamo a una tendenza generalizzata a ricercare vini meno costosi per questioni di contingente minor disponibilità economica, ma anche per motivi d’ordine etico. Per non dire del fatto che”, spiega Pedron, “la qualità media del vino negli anni è migliorata e ora si riesce a bere bene spendendo meno che in passato”. Sul fronte gdo, invece, in modo generalizzato i retailer si stanno rivalendo sui produttori per compensare il calo di marginalità, “Il caso della Gran Bretagna”, prosegue Pedron, “nello specifico, è emblematico. A fronte di una perdita di valore della sterlina rispetto all’euro del 30% circa, cui si sono aggiunte maggiori tasse e accise per un altro 17%, i retailer britannici hanno deciso di non aumentare i prezzi al consumo. Se prima per una bottiglia in vendita al pubblico a 3,99 sterline la gd di Sua maestà riconosceva al produttore 1,4-1,5 euro, oggi paga 0,80”. E, va detto, prescindere dalla gd, in Uk, è impossibile, visto che veicola l’85% dei volumi di vino. Negli Usa, invece, i ribassi sarebbero dettati da logiche impostate dal complesso sistema distributivo. Il ridimensionamento delle quotazioni di alcuni grandi vini italiani può essere la conseguenza di un mercato che è tornato con i piedi per terra, ammettono Lauro Giovannini, direttore commerciale Cevico e Michele Radaelli, amministratore delegato dell’Azienda Vinicola Caldirola. “Quello del ribasso dei prezzi è un fenomeno che si sta verificando anche in Italia”, aggiunge Radaelli, “cosa che, se da un lato ci avvantaggia, perché riusciamo a comprare meglio, dall’altra rimette in gioco imbottigliatori prima meno competitivi”. (Italia Oggi)

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