Vini da tavola: cambiano le denominazioni

Per il vino italiano le riforme arrivano a scadenza. Se da un lato la crisi economica sembra solo sfiorare il settore, ridimensionando i trend di crescita sostenuti degli ultimi anni, dall'altro le preoccupazioni sul futuro arrivano dai nuovi equilibri disegnati con le riforme varate dalla Commissione europea. Tutti aspetti che saranno al centro del 43° Vinitaly che si apre oggi a Verona.
Sul piano dei numeri l'export di vino made in Italy ha chiuso il 2008 toccando il valore record di 3,6 miliardi di euro ( 1,7%) con un rafforzamento sullo strategico mercato Usa sul quale l'Italia è leader dopo il sorpasso del 2002 sui competitor francesi. Il giro d'affari è però sostenuto dalla crescita dei prezzi medi (nel 2008 si sono superati i due euro a bottiglia contro l'1,8 euro dello scorso anno) mentre i volumi si sono ridotti di quasi il sette per cento.
Ed è proprio questo un primo elemento di allarme. Il calo delle quantità, infatti, rappresenta una perdita di posizioni che può rafforzare una fase di crisi per quel modello fondato sulla piccola impresa internazionalizzata, che ha caratterizzato la lunga e costante crescita del vino italiano.
A questo aspetto di criticità va aggiunto che un'altra importante leva di successo – il sistema delle denominazioni d'origine – è ora alle prese con le novità appena introdotte da Bruxelles nell'ambito della riforma dell'Ocm vino. Nei giorni scorsi, infatti è stato approvato il regolamento Ue sull'etichettatura che entrerà in vigore il prossimo primo agosto. Nel nuovo regime i vini Doc, Docg e Igt confluiranno nel registro unico e risponderanno al sistema di norme già previsto per i prodotti alimentari Dop e Igp. Sotto il profilo delle sigle non ci saranno stravolgimenti e in una prima fase Doc e Igt si aggiungeranno ai marchi Dop e Igp. Ma al di là delle terminologie il passaggio al sistema Dop implicherà altri importanti cambiamenti: dal nuovo regime di controlli (che andranno affidati a organismi terzi e non più ai consorzi di tutela) alle procedure di riconoscimento di nuove Doc che non saranno svolte a livello nazionale ma saranno centralizzate a Bruxelles. 
Ma sopratutto il nuovo regolamento potenzierà la categoria dei vini da tavola, ai quali sarà consentito di riportare in etichetta il vitigno di provenienza e l'annata di produzione. E sempre nell'ottica della deregulation va ricordata anche la possibilità, fortemente contestata dai produttori italiani e francesi, di produrre vini rosè semplicemente con un blend di vini rossi e bianchi e non solo attraverso le tecnologie utilizzate in fase di vinificazione.
Un pacchetto di novità quindi che potenziando proprio il segmento dei vini "basic" rischia di penalizzare le produzioni a denominazione d'origine. Quel sistema di ancoraggio reale ai territori di produzione sul quale si è basato (insieme alla crescita della qualità) lo sviluppo internazionale del settore.
«Con il nuovo regolamento – spiega il presidente di Federdoc (la Federazione dei consorzi Doc), Riccardo Ricci Curbastro – si gettano le basi di un registro unico europeo dei prodotti a denominazione d'origine che può rivelarsi un importante strumento di tutela internazionale. Sul fronte dei nuovi vini da tavola invece chiederemo che vengano previste anche per questa categoria forme di certificazione in grado di garantire il consumatore su quanto riportato in etichetta».
«Non credo che le vecchie etichette Doc si troveranno a fronteggiare una pressione concorrenziale dal basso – aggiunge il direttore di Federvini, Ottavio Cagiano – già si parlò di rischio cannibalizzazione quando naquero le Igt. Come allora anche questa volta non credo che le preoccupazioni saranno seguite da difficoltà concrete». (Il Sole 24 Ore)

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