Valdobbiadene: tonnellate di veleni sulla terra del prosecco

L’allarme scattato anche dopo il ritrovamento di animali selvatici morti nell’area dei vigneti.
Lunghe strisce gialle che solcano le colline, corrono sui campi, si inerpicano lungo strade sterrate. Nuvole che avvolgono terra e cielo, che penetrano in gola, bloccano il respiro e uccidono tutto ciò che incontrano, anche gli animali. Ora immaginate di vivere dentro questo mondo: chiudete gli occhi. Ecco, siete nel regno del Prosecco.

Un regno che senza dubbio eccelle per qualità e professionalità, ma da anni è oggetto di forti preoccupazioni per il massiccio uso di fitofarmaci, pesticidi e dissecanti impiegati nel trattamento e nella coltura della vite.
Qualche dato? Nel 2007 nella sola provincia di Treviso sono stati venduti 3.100.855 kg di fitofarmaci. Un dato impressionante, che rispetto al 2006 ha perfino avuto un incremento del 4 per cento. Fra i principi attivi, dopo lo zolfo, il più usato è il “mancozeb”, utilizzato per combattere la peronospera della vite. Nell’Usl 7 ne sono state vendute circa 120 tonnellate; nell’Usl 8 circa 29; nell’Usl 9, 184. Peccato però che il 19 gennaio il Parlamento europeo abbia messo al bando questo prodotto, assieme ad altri ventuno pesticidi, perchè ritenuto pericoloso per l’uomo in quanto danneggia le ghiandole ormonali. Eppure a maggio in alcuni manifesti, affissi in vari paesi, con le comunicazioni circa i trattamenti da fare alle viti, campeggiava ancora proprio il nome “mancozeb”.
I danni che un’agricoltura intensiva può provocare sull’ambiente e sull’uomo sono da sempre il cavallo di battaglia delle associazioni ambientaliste. Ma da oggi diventa dunque oggetto di indagine. La vera novità, in fin dei conti, è questa: il Corpo Forestale da tempo sta monitorando l’intero territorio pedemontano per capire quali sono i risvolti che l’uso di dissecanti, erbicidi e fitofarmaci possono avere sull’ambiente e sull’uomo. Sta raccogliendo dati e indagando su alcune situazioni per capire qual è l’effettivo costo sociale di questo trattamento.
In un anno su ogni vigneto vengono fatti dai dieci ai dodici interventi fitosanitari. A volte con l’elicottero, il cui impiego ultimamente sta comunque diminuendo, nella maggior parte dei casi con il trattore o manualmente. Chi abita su queste colline ha idee molto precise su cosa accade e ci limitiamo a riportarle: dove la nuvola di prodotto si appoggia, la natura tace. La frase di un vecchio contadino spiega tutto: «Non parlano neanche più gli uccelli». La gente mormora, si preoccupa, denuncia. Lo fa per un motivo: i vigneti sono a ridosso dei centri abitati, intorno alle case sparse nella campagna e sulla collina e si estendono fino ai bordi delle strade. E meglio non va con i dissecanti o erbicidi, che disegnano linee spettrali lungo i filari delle viti di Prosecco. Resta solo quel giallo rossastro, che contrasta in modo stridente con il verde intenso dell’erba, rimasta incolume fra i filari. Adesso però, al di là delle voci di paese, c’è un’indagine vera.
Dai dati Arpav si rileva come nel solo 2007, nella provincia di Treviso, siano state impiegate 55 tonnellate di Glyphosate e 8 tonnellate di Glufosinate ammonium. Anche questo è un prodotto recentemente messo al bando dalla Comunità Europea perché classificato come cancerogeno. Fra gli insetticidi (dopo l’olio minerale) il più usato è un altro principio attivo decisamente contestato: il “chlorphirifos”. Circa 3 tonnellate impiegate nell’Usl 7; più di mezza tonnellata nell’Usl 8 e quasi 7 tonnellate nella Usl 9. Cifre e dati, correlati da studi epidemiologici ed eco-tossicologici, sembrano non smentire affatto l’allarme della gente. Perchè chi vive immerso nella zona del Prosecco, ma di Prosecco non vive, in silenzio guarda la grande trasformazioni che sta subendo il suo territorio, che pare esser diventato un grande "vigneto diffuso": impianti nuovi stanno letteralmente riempiendo ogni spazio, soprattutto pianeggiante, mentre in collina gli sbancamenti stanno trasformando anche il paesaggio. In silenzio per anni la gente ha soltanto guardato. Ora attende di sapere. (Gazzettino di Treviso)

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