In compagnia di Hofstätter

Gewurztraminer e Pinot Nero, due vitigni difficili, ma in grado di regalare forti emozioni.

Due caratteri diversi: più esuberante e ammaliante il primo, più elegante e discreto il secondo.

Due vitigni che hanno trovato il loro habitat perfetto in Alto Adige dove clima fresco e soleggiato sono lo splendido contorno ad un contesto naturale che lascia a bocca aperta.

Qui Martin Foradori e la Cantina Hofstätter hanno saputo interpretare magnificamente queste due uve producendo un Gerwurztraminer, forse uno dei migliori al mondo e un Pinot Nero, probabilmente l’unico in Italia a potersi confrontare con l’eccellenza di Borgogna.

 

Abbiamo avuto la possibilità di degustare questi splendidi vini in una piovosa serata romana, ospiti dell’organizzazione di Atheneaum, in compagnia proprio di Martin Foradori, personaggio particolare, imprenditore appassionato e bravo divulgatore.

 

Il primo vino che abbiamo degustato è l’ultimo nato: il  Pinot Nero Crozzol 2006

Nel bicchiere si presenta con un rosso rubino brillante di media intensità e un naso dolce fatto di amarena, frutta rossa che si amalgamano con le note balsamiche e qualche accenno di  selvatico non invasivo. Qua e là fa la sua comparsa una nota delicatissima di violetta.

Passando all’esame gustativo troviamo in bocca un vino con un ottima acidità e con un tannino sotto controllo che ha una buona persistenza finale.

 

Dopodiché abbiamo proseguito con il Pinot Nero Mazon 2004.

Vino rosso rubino con un naso che sembra ricordare il precedente ma con note più scure e meno fresche. Sempre viva la spina acida a cui fa compagnia una tannino mai invasivo, il tutto  controbilanciato da una buona morbidezza.

 

E dopo questo bell’inizio ci siamo concentrati sugli ottimi Pinot Nero di Barthenau Vigna Sant’Urbano.

 

La prima annata che abbiamo degustato è la 2003, che ci propone un vino di un bel rosso rubino. Al naso si fanno strada una nota di liquirizia, di frutti rossi e una leggerissima nota di “farmaceutico”, mentre al gusto manca un poco di acidità in confronto alla tipologia di vitigno con cui abbiamo a che fare.

Decisamente un vino più pronto, figlio di un’annata particolare.

 

Di seguito siamo passati all’annata 2000, dove abbiamo trovato un vino rosso rubino con riflessi granati.

All’olfatto è complesso, parla di aneto, di balsamico, di frutti rossi, con un accenno di tabacco, rabarbaro, liquirizia  e chiude con un’elegante nota di after height.

In bocca lo ritroviamo elegante e molto fresco a discapito degli anni che porta e con un tannino non del tutto addomesticato ma mai invasivo.

 

Tutto ciò fa da preludio all’annata 1998 Riserva, la migliore secondo il nostro parere.

Qui il rosso rubino tende al granato con un naso fresco ed originale dove spiccano oltre agli immancabili frutti rossi e alle note scure, un tocco di mineralità e una piacevolissima nota tostata che sembra quasi “pane fresco”.

All’esame gustativo sorprende più che al naso con acidità, tannini e morbidezza fusi in un equilibrio armonioso che rende il vino ancora più piacevole.

 

Stiamo ancora pensando alle emozioni che ci ha regalato il Pinot nero, quando fa il suo ingresso il Gewrztraminer Kolbenhof.

 

Un vino simile ha bisogno di tutte le nostre attenzioni, facciamo uno sforzo per dimenticare il Pinot Nero che riecheggia ancora dentro di noi e siamo pronti per  questo nuovo viaggio sensoriale.

Si parte con l’annata 2006 che presenta un giallo paglierino intenso che anticipa un naso a dir poco esuberante: pesca, pera, litchi, mela, tutti  frutti perfettamente fusi in una nota balsamica che parla di fresco. Un naso, che sembra non finire mai e che continua con le sue note di agrumi, petali di rosa, fieno tagliato, mandorla tostata.

Al gusto risulta essere un vino vivo, con un’ottima freschezza supportata da altrettanta morbidezza.

 

Siamo finalmente all’annata 1999, quella che in fondo desta più curiosità.

Un vino giallo paglierino che si avvicina all’oro.

Portandolo al naso ritroviamo le stesse sensazione dell’annata 2006, ma un po’ meno fresche. La frutta è più matura gli agrumi sono quasi canditi e fa la sua comparsa una nota di miele che esalta il tutto.

In bocca ci sorprende l’ottima spina acida ancora viva che si fonde elegantemente con la morbidezza.

 

Abbiamo concluso semplicemente questa degustazione ringraziando per tutte le emozioni che ci ha regalato.

 Stefano Barberini

 

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