Un vino ‘Libero’ dalle terre confiscate a Sandokan

Un Trebbiano da un terreno di Francesco Schiavone, capo dei Casalesi
ROMA – Si chiama ‘Campo Libero’ ed è un Trebbiano Igt prodotto nel terreno confiscato a Francesco Schiavone, detto Sandokan, capo della cosca camorrista dei Casalesi. Un vino al sapore della legalità con il quale il presidente del consiglio regionale del Lazio Bruno Astorre ha brindato, a meno di 24 ore dall’apertura del processo in Cassazione a Sandokan e a altri padrini, insieme con consiglieri e autorità nel podere gestito dalla cooperativa sociale ‘Il Gabbiano’, 10 ettari trasferiti nel 2003 dal Demanio al Comune di Cisterna di Latina per scopi sociali.

“Grazie al Gabbiano e all’iniziativa del consigliere Fabrizio Cirilli – ha detto Astorre – vogliamo sensibilizzare affinché i prodotti provenienti dai beni confiscati possano portare reddito. ‘Campo Libero’ è un esempio da sostenere. Ho acquistate 100 confezioni per i regali di Natale. La mafia uccide quando c’é silenzio”. Per il prefetto di Latina Bruno Frattasi “si fa in modo che questi beni possano avere una finalità sociale che combatte gli interessi economici della criminalità”. “Il Lazio è riferimento nazionale”, ha detto il consigliere regionale Fabrizio Cirilli, ricordando una recente legge per l’internalizzazione di un’agenzia regionale che consente di eliminare gli impedimenti burocratici tra il sequestro, confisca e affidamento. “Mi auguro – ha aggiunto il presidente della commissione Agricoltura Mario Perilli – che la produzione di questo vino possa farsi apprezzare”. Questo vino è il primo prodotto del Lazio a far parte del paniere della legalità dell’associazione Libera Terra, presieduta da don Luigi Ciotti. Costa 3,50 euro a bottiglia, è acquistabile nella cooperativa Il Gabbiano (0773.664466).

(Ansa)

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