Un menu digitale per bar e locali…

Saho è una ragazza di Tokyo e quando esce con gli amici si trovano da anni in un tipico izakaya, che sarebbe il corrispondente dei pub di tipo anglosassone: sono fatti per socializzare, bere e spiluccare cibi rapidi e molto saporiti. A pensarci bene, se un inglese sostituisse le alghe (che abbondano) con del bacon e il sake con una birra densa e ricca di malto, si sentirebbe a casa in una izakaya giapponese. I1 posto in cui Saho, Haruki e Hiroshi passano le domeniche pomeriggio è sempre lo stesso, ma da un paio d’anni i camerieri non li vedi più. Semplicemente, entri e ti siedi a un tavolo. Poi ordini. Usando il piccolo schermo posizionato in un angolo. È come avere un cameriere, solo che questo menù interattivo sa proprio tutto.

Se hai un dubbio, puoi approfondire gli ingredienti con un click, oppure visionare gli abbinamenti perfetti fra cibo e bevande. E, poi, ordinare. Alla fine, un cameriere in carne e ossa arriva a portarti tutto quello che hai chiesto e, se per disgrazia tarda un po’ puoi sempre intrattenerti sfidando gli amici a qualche videogioco: finito il suo compito il menù si converte infatti in un centro di intrattenimento per i commensali. Da noi questo tipo di applicazioni stentano ad affermarsi, c’è chi ci prova ma ancora questi locali non decollano. Perché noi occidentali abbiamo un rapporto differente con la tecnologia, tendiamo sempre a vederla come un sostituto della socializzazione e del rapporto umano, anziché un complemento. I giapponesi la intendono nella sua pura funzione d’uso, per quel di più che può darti. Ecco perché, ritengo, queste applicazioni da noi si affermeranno, ed entro pochissimi anni, tre o quattro al massimo. Ma si presenteranno con una veste diversa. Per sintonizzarsi sul nostro gusto e sulle nostre aspettative. Pensate all’Adour di New York, il primo winebar interattivo. Funziona, sta avendo successo, perché propone una integrazione seamless delle nuove tecnologie all’interno dell’esperienza dell’uscire la sera con gli amici. Seamless perché non appare come un qualcosa di aggiunto (come il display montato sul tavolo dell’izakaya) ma come un elemento parte del locale. L’Adour fonde tecnologia, design e lusso grazie a un grande bancone, dietro cui sta il sommelier, la cui superficie è totalmente interattiva. Si tratta di proiezioni eleganti con cui l’appassionato di vini può andare alla scoperta di uno specifico prodotto dadegustare, o verificare abbinamenti con il cibo. Per chi queste tecnologie vuole portarsele fino a casa, WineM è un nuovo espositore per vini decisamente intelligente: grazie a un sistema Rfid, registra ogni bottiglia che vi viene stivata e ne raccoglie le caratteristiche. Cosi, prima di una cena con amici, potrete scegliere un vino del 1987, di provenienza italiana e dal gusto fruttato. Le bottiglie in questione si illumineranno, permettendovi di Individuarle e portarle in tavola. (Il Sole 24 Ore)

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