Trucioli di vino: vero o falso?

L’Unione Europea ha detto sì ai famigerati trucioli di legno scegliendo forse una mondializzazione piuttosto che una tL’erritorialità o diversità del vino. Molti consumatori, soprattuto quelli americani, amano vini con sentori legnosi molto pronunciati ed estrazioni massicce, che rappresentano la maggior parte dei vini così detti “New World Wine”.

Robert Parker, benché lungi da lui di creare una moda, con le sue critiche ha indirizzato il gusto di milioni di enofili. Avvocato di professione, ma amatore di vino con un palato incredibile, ha iniziato negli anni 80′, ad indirizzare moltissimi lettori della rivista dove scriveva, verso un tipo di vino molto amato da lui stesso. Vista l’enormità di persone che questo “guru” del vino mobilita, i vignaioli hanno incominciato a produrre vino creato secondo il gusto di Parker, in modo da essere ben giudicati nei suoi libri e di conseguenza aprirsi, nel mondo intero, ad un mercato senza pari.
Questa moda ha creato anche la figura dei “flying winemakers”, cioè degli enologi che passavano da un’azienda vinicola all’altra, talvolta anche all’altro capo del mondo, conformando il loro modo di vinificare e rendendo i vini molto simili tra di loro, anche se prodotti in Paesi molto diversi. Il più famoso tra queste figure é Michel Rolland, originario di Bordeaux, il quale iniziò a creare vini a base di Merlot nella sua terra natia ( Pomerol), che molto si avvicinavano ai gusti di Parker. Dopo i primi successi, Michel iniziò letteralmente a volare da un’azienda all’altra, nelle varie parti del mondo (India inclusa) ed attualmente sta lavorando e seguendo un’azienda a Mendoza, in Argentina, dove produce “Clos de los Siete”. Passata la prima euforia, i vini (e gli enologi) sembrano ora essere ritornati a valorizzare il “terroir” ed il vino, come prodotto in simbiosi con la terra, il clima e l’uomo.
Nonostante questa inversione di tendenza, l’Unione Europea ha permesso l’uso dei trucioli di legno, metodo inventato negli anni novanta dai “rivoluzionari” californiani e subito adottato dai loro colleghi australiani. Questo metodo consiste nel lasciare in infusione nel vino veri e propri trucioli di rovere (i famosi wood chips), riducendo notevolmente i costi: basti pensare che una barrique di rovere, dal contenuto di 225 lt, attualmente costa intorno ai 500 €, questo dunque spiega perché questo metodo viene largamente utilizzato soprattuto per vini di qualità inferiore. Questi vini assorbono aromi di vaniglia, di tostato, di torrefazione e di caramello in maniera enorme, coprendo quasi tutti gli altri aromi, uniformandoli a vini prodotti in altre parti del mondo, facendo però mancare la tipicità che ha sempre contraddistinto i grandi vini. Praticamente come una donna che usa quantità enormi di trucco per coprire i propri difetti ed apparire ciò che non è. Fortunatamente la tendenza odierna, è quella di utilizzare le varie botti di legno in modo ragionevole e sensato, cercando di valorizzare sempre più il vino nella sua forma più naturale: cioè come prodotto unico dell’uva. (Vinoglocal)

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