Semi d’uva rossi contro la perdita della memoria…

Narra una leggenda che fu Dioniso, figlio di Zeus e Semele, a insegnare agli uomini a coltivare la vite e usare l’aratro e il miele. Egli era considerato un nume che tutelava la salute, a lui era sacra la vite e perciò era il dio del vino e dei bevitori. Bevanda e medicamento, alimento e “farmaco” il vino e l’uva mantengono nel tempo le loro preziose virtù soggette a verifiche e nuove acquisizioni scientifiche.  “Un estratto dei semi dell’uva rossa, senza alcol, potrebbe proteggere dalla perdita della memoria dovuta alla malattia di Alzheimer”: è quanto emerge dallo studio pubblicato sul Journal of Neuroscience (giugno 2008) condotto dal dottor Giulio Maria Pasinetti e dai i suoi colleghi del dipartimento di Psichiatria del Mount Sinai School of Medicine di New York.

Mentre sono evidenti i benefici per la salute legati al consumo di vino rosso, “il moderato consumo di alcol sotto forma di vino rosso potrebbe però avere potenziali complicanze in tutte quelle persone che potrebbero avere disturbi metabolici o cardiaci”, ha aggiunto in un’intervista Pasinetti. Da queste considerazioni nasce il lavoro dei ricercatori statunitensi che hanno dimostrato, in via sperimentale, l’efficacia di un estratto dei semi degli acini di uva rossa. Lo studio condotto da Pasinetti ha evidenziato che l’estratto contenente l’equivalente di polifenoli (sostanze contenute nei semi di uva rossa, the, cacao, cioccolato e in vari frutti e verdure) di uno o due bicchieri di vino rosso consumati quotidianamente avevano la medesima azione. In pratica l’estratto di semi di uva rossa era in grado di migliorare le funzioni cognitive attraverso la riduzione del danno cerebrale dovuto alla formazione della proteina beta-amiloide, segno della malattia di Alzheimer. Le altre buone notizie sui semi d’uva vengono dall’European Journal of Pharmacology (giugno 2008) che pubblica uno studio della Scuola di Scienze Farmaceutiche della Shandong University nella Repubblica Popolare Cinese. La ricerca riguarda la Doxorubicina, usata nel trattamento di alcuni tumori e le sue limitazioni per l’elevata tossicità sul cuore. Partendo da fatti noti: l’estratto di semi d’uva era in grado di avere effetti protettivi nei confronti tossicità cardiaca indotta dalla doxorubicina gli studiosi cinesi hanno dimostrato sperimentalmente che quest’azione si deve ai due principali polifenoli. La catechina e la protoantocianidina D4 contenute nei semi d’uva hanno la capacità di proteggere i cardiomiciti (le cellule del cuore) dai danni tossici indotti dalla doxorubicina. (La Repubblica-Salute)

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