Se costa troppo poco il consumatore sta alla larga…

Quanto conta il marchio nella scelta del vino? Tanto, anzi tantissimo. E specie tra i consumatori più giovani, dai 18 ai 34 anni. Cosi rivela una recente ricerca realizzata dall’Istituto Ispo di Renato Mannheimer per conto della Marchesi de’ Frescobaldi, storica casa vinicola toscana. Indagando su come cambiano in tempi di crisi i consumi alimentari delle famiglie italiane, l’indagine (nei grafici sotto, le risposte a due domande) ha incrociato alcuni risultati molte interessanti.

Si scopre, per esempio, che il vino tiene duro, è ancora presente nel carrello della spesa del 70% della popolazione ed è più gettonato di champagne, amari e liquori. Non solo. Se proprio deve risparmiare, l’italiano preferisce un bicchiere in meno, ma di quello buono, sacrificando cioè la quantità, ma non la qualità della sua bottiglia. La cui scelta è molto influenzata dalla notorietà e storicità del brand, ritenuto dalla maggioranza assoluta degli intervistati garanzia di qualità. È un punto di vista condiviso lungo tutta la Penisola e specie tra i giovani, tra la popolazione istruita e tra i cosiddetti consumatori raffinati, quelli cioè che hanno la tendenza ad acquistare il vino in enoteca o negozi specializzati, puntando dritto verso le etichette più pregiate (sono però anche di più i consumatori che preferiscono fare acquisti di vino di qualità direttamente dal produttore o sugli scaffali del supermercato). Ma non c’è solo la notorietà del marchio a influenzare le scelte. Altri fattori determinanti sono il territorio e cioè la regione di provenienza del vino, e la certificazione (vino Doc o Docg). E le bottiglie che costano troppo poco? Pollice verso e diffidenza da parte del 69% degli intervistati. (Il Mondo)

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *