Santiquaranta e il Moscato di Baselice

a cura di Fabrizio Vicari (Sommelier) – Staff GustoVino

Santiquaranta vini

Luca Baldino, produttore ed enologo, insieme a Enrico De Lucia, della cantina Santiquaranta, ci ha conquistato perché è una persona vera, schietta ed innamorata del proprio lavoro, un personaggio proprio come quelli che piacciono a noi!

Inoltre gli va dato merito di aver ridato la luce per primo, con parecchia fatica, anche fisica, al Moscato di Baselice, un vitigno autoctono oramai praticamente estinto!

Come riportato sul sito dell’azienda, Santiquaranta infatti è un progetto vitivinicolo che si articola lungo due direttrici territoriali:
la prima nel comune di Baselice, comune sito sulla dorsale appenninica al confine tra la Campania e la Puglia e la seconda, per la produzione di Falanghina e Aglianico, nel comune di Torrecuso, dove la composizione, l’esposizione dei terreni e il microclima rendono questi territori particolarmente vocati per la produzione di vini di qualità.

Il progetto ha come scopo quello di unire e collegare queste due esperienze produttive e di “farne convergere l’espressione in un’unica identità”.

Questa ideologia viene ulteriormente rafforzata dalla “scommessa” sul Moscato di Baselice, per il quale, una decina di anni fa, Luca ed Enrico avviarono un progetto di recupero e valorizzazione.

Santiquaranta-004Alcune note di Luca:
“Baselice è un piccolo comune situato nell’Alto Sannio (esattamente al centro della dorsale appenninica campana) su cui è rinvenibile una zona ad alta vocazione vitivinicola per condizioni climatiche, microclimatiche e del terreno.
In particolare questa zona che sul fondovalle confina con il fiume Fortore, dal punto di vista geologico fu oggetto di un fenomeno di orogenesi e dunque di una emersione di terre marine.
Ciò ha dato vita, nel paese di Baselice, ad un museo paleontologico che raccoglie le tipologie di fossili rinvenibili sul terreno.
Il terreno, ricchissimo in sali minerali, si presenta dunque composto prevalentemente di arenaria, con una buona presenza di scheletro e in parte di argilla e limo.
L’esposizione della zona è ottimale (est sud est) e l’altitudine della stessa varia dai 250 msl ai 450 msl.
Il Moscato di Baselice era un antico vitigno rinvenibile addirittura già al tempo dei romani e che purtroppo è oramai estinto a seguito del fenomeno di abbandono del territorio e delle tradizioni dovuto all’isolamento dell’area.
Nel 2000 sono stati selezionati i tralci migliori nei vigneti familiari dei contadini di Baselice che ancora conservavano alcune piante.
Con l’aiuto di un’azienda vivaistica il materiale genetico è stato riprodotto dalla cantina e in seguito reimpiantato.
Si tratta in ogni caso di una varietà di Moscato Bianco che ovviamente ha sviluppato una sua sottotipologia nell’adattarsi al contesto territoriale appenninico.”

Come detto gli altri vini dell’azienda vengono prodotti invece a Torrecuso, una zona collinare che va dalle sponde del fiume Calore alle pendici del monte Pentime del comprensorio del Taburno e che può essere considerato un cru del Sannio Beneventano.
Qui l’Aglianico trova il suo territorio ideale, in particolare per l’invecchiamento, e dove anche i vini bianchi hanno caratteristiche di piacevolezza riconducibili quasi a quelli friulani.

Fino agli anni 50 la zona di Torrecuso era per lo più spezzettata in piccoli poderi sui quali si coltivava di tutto, successivamente, anche con l’avvento delle macchine agricole, si dette adeguata sistemazione e si pensò di qualificare le colline torrecusane sviluppando la coltivazione del vitigno “Aglianico”, già da tempo presente nella economia agricola locale, vista l’alta qualità, l’ottimo ambientamento e la buona resa.

Negli ultimi decenni è stata incrementata la produzione di altri vitigni tipici quali: Falanghina, Coda di Volpe e Greco, tutti inseriti nel disciplinare Taburno D.O.C.

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