Recensioni birrificio BOA

12 febbraio, 2008 – GAMBERO ROSSO
Acqua, malto, luppolo, lievito e passione: questi sono gli ingredienti usati da Massimo Salvatori ed Elio Miceli che con la loro produzione brassicola sono la sola realtà artigianale di tutto il litorale romano. Per il momento le birre che compongono l’offerta sono una pils e una bock , una weiss in estate o una doppel bock l’inverno, invece birra alla castagna tra ottobre e novembre. Nel periodo natalizio non perdetevi la speciale doppio malto rifermentata al miele. Buoni i piatti:stinco di maiale o cosciotto di tacchino arrostito nella birra con patate, maxihamburger, taglieri di formaggi o salumi e, naturalmente, i più classici panini. Ogni giovedì musica dal vivo con gruppi emergenti.

Edizione 2007 – GUIDA ROMA C’E’ – I LUOGHI DELLA BIRRA

Birrai giovani ed entusiasti, location super che rievoca il fascino Old England: il BOA è davvero una star del litorale, e non solo. L’arredamento è cool: bancone a prua di nave, grandi spazi per gli sgabelli. Il locale è ampio, con 150 posti indoor e altrettanti all’esterno. A vista c’è la zona “cottura” della birra con l’impianto in rame a dominare la scena. E il colpo d’occhio è davvero suggestivo. Da rinforzare un filo, semmai, c’è proprio il capitolo dell’assortimento delle birre: per ora la lista comprende una pils (4.5°) facile da bere e dal tocco fresco ed acidulo; una bock (6.5°) soda e tonda, ma aromaticamente ancora, forse, un pochino rifinibile in complessità; e poi una terza spina, ancora da determinare. Ogni mese vengono inoltre proposte due birre “stagionali”. E per l’inverno, ecco il colpo gobbo della birra di castagne. Da mangiare, piatti caldi e freddi. Pezzo forte è lo stinco di maiale – alla birra – e cotto nel forno – fish & Chips, maxi-hamburger da 250g e maxi-hot dog (veracemente tedesco) da 200g con pane sempre “allemando”.

10 dicembre, 2007 – WINE NEWS
LA SOLUZIONE AL CLASSICO DILEMMA DELLE FESTE: SPUMANTE O CHAMPAGNE? … BIRRA! ECCO UNA SERIE DI PROPOSTE DI BIRRE CAPACI DI ALLETARE LE TAVOLE DEL NATALE E DEL CAPODANNO
Alle porte del Natale e del Capodanno, il consumatore si trova a rispondere al classico dilemma: mantenere un atteggiamento nazionalista brindando a spumante o strizzare l’occhio ai cugini d’Oltralpe, imbandendo le tavole con chiccose bottiglie di champagne? Ma esiste anche una “terza via”: … la birra! Perché, infatti, non pensare alla birra come accompagnamento ideale per i banchetti dicembrini, come degna sostituta, e perché no, compagna dei vini pensati e consigliati per le feste?
Il mondo della birra si sta facendo conoscere sempre meglio e sta mostrando lati e sfaccettature sempre più interessanti e le Birre di Natale ne sono un esempio. Storicamente le Birre di Natale non si classificano come uno stile, ma sono vere e proprie interpretazioni del birraio, che dà alla propria birra di Natale l’impronta che preferisce. Vengono fatte stagionalmente, sono adatte ai climi freddi, tanto che gli inglesi le chiamano “winter warmer”, ovvero, “che scaldano l’inverno”. Solitamente si tratta di birre alcoliche, spesso speziate e generalmente sono servite a temperature ambiente (anche calde quando il caso lo richiede). Sono birre che potremmo definire “da meditazione” ma anche birre che si sposano bene con le pietanze sulle tavole natalizie.
Tra i birrifici artigianali dell’Associazione Culturale Unionbirrai (www.unionbirrai.com) le proposte sono davvero particolari, e possono davvero diventare un’alternativa sfiziosa alle classiche bevande delle feste.
Almond ‘22 (www.birraalmond.com) considera la “Gran Cru” (una strong ale belga ad alta fermentazione) la propria birra natalizia: prodotta tutta l’inverno, la versione di Natale presenta una speziatura più intensa. Dalla provincia di Grosseto, da Arcidosso, arriva invece la “San Niccolò”, la birra di Natale del microbirrificio Amiata (www.birra-amiata.it), una stout di circa 8 gradi alcolici, aromatizzata alle spezie. Simone Monetti del Bibò di Bologna (www.costabibo.it) propone la “Costacacao”, una lager scura da 6,4 gradi alcolici. Si tratta di una birra caratterizzata dalle tostature del malto (da qui il nome e non perchè ci sia cacao aggiunto), e dalla immediata bevibilità. Il sardo, di Maracalagonis (Cagliari), Birrificio Barley (www.barley.it) propone la “BB10”, una birra strettamente legata al territorio di produzione, visto che viene ottenuta da una miscela di sei malti inglesi di prima qualità con aggiunta di Sapa di Cannonau (mosto d’uva cotto in 16 ore di bollitura continua). Questa birra inizia a essere commercializzata intorno al 10-15 dicembre, perché viene prodotta dopo la vendemmia dell’uva Cannonau. La Sapa regala al prodotto una naturale “vinosità”, tanto da renderla una tipica birra da meditazione da fine serata, ma senza per questo escludere la sua presenza sulla tavola accanto a carni bollite, formaggio pecorino o dessert al cioccolato. Il B.E.B.A. (www.birrabeba.it) dei fratelli Borio ha due referenze per la stagione invernale, “La Birra di Natale” e “Re Magi”, entrambe disponibili da fine novembre. Il microbirrificio Beltaine (birrabeltaine@alice.it) per le riunioni in famiglia e tra amici durante le feste di fine anno ha pensato invece a una “Birra di Natale alle castagne”. È una birra rifermentata in bottiglia, di forte carattere, che si caratterizzata per un colore scuro, un gusto dolce, intenso e speziato, che si adatta ad accompagnare le pietanze natalizie. Pronta dal 15 dicembre (ma dicono che è meglio telefonare prima) la “Birra di Natale” del B.O.A., birrificio ostiense artigianale, (www.boabirra.it ) che si presenta come una doppio malto, rifermentata. Per assaggiarla l’unico modo è andare al locale, dove la si trova sia alla spina, sia in bottiglia. La “Brighella” è la birra stagionale di Natale del Birrificio Lambrate (www.birrificiolambrate.com ), un’ambrata doppio malto, dal gusto sorprendente intenso e fruttato. CD, che sta per “Christmas Duck”, è la proposta del Birrificio della Val d’Orcia Olmaia (www.birrificioolmaia.com ), una birra bruna ad alta fermentazione, ispirata alle classiche birre Natalizie. È prodotta da ottobre a marzo, ed è disponibile anche in magnum da 1,5 litri. La proposta del Brewpub Troll (www.birratroll.it ) è la “Stella di Natale”, una birra scura di 10,5 gradi alcolici, dal carattere molto inteso e complesso, che affascina per i suoi profumi legati a 6 differenti malti speciali e a una speziatura erbacea. Da Mentana, Roma, in quel del Birrificio Turbacci (www.birraturbacci.it ) arriva la “Turbacci Noel” ispirata alle tradizioni dei birrifici del nord Europa, che producono le birre Noel in occasione delle feste natalizie. Nuova di zecca anche la proposta natalizia di Teo Musso, il celebrato artefice del “Le Baladin” di Piozzo, Cuneo (www.baladin.it ).
Dopo che la sua “Noel” è diventata, causa successo oltre le previsioni, una birra disponibile tutto l’anno, Musso ha pensato bene di crearne una versione al caffè per il Natale 2007: “Noel Cafè” utilizza chicchi di caffè, una miscela arabica di origine indiana. E, per finire, da Panil, il Birrificio Torrechiara (www.panilbeer.com) ecco in arrivo “Panil Enhanced” e la “Panil Barriquée” vestite a festa, proposte come Birre di Capodanno. La prima, è la birra chiara, doppio malto, inoculata con lieviti da spumantizzazione e aromatizzata con fiori di luppolo; la Barriquée è invece una birra a tripla fermentazione, la prima effettuata in vasca di acciaio, la seconda in fusti di rovere francese e la terza in bottiglia (esiste anche una versione acida, la Sour, particolarmente apprezzata sul mercato americano).Come birra di Natale, invece, la famiglia Losi non ha dubbi, propone la nuovissima “Divina”, birra a fermentazione spontanea, cioè senza aggiunta di lieviti e quindi fatta secondo le antiche tradizioni, quando ancora non si conosceva il lievito e le sue proprietà

6 febbraio, 2008 – INTERVENTO AD ARTI E MESTIERI

SEMPRE PIU’ ARTIGIANI BIRRAI IN ITALIA

Ma dove trovare della buona birraartigianale? Spesso, a causa degli alti costi di distribuzione, lebirre restano confinate nei territori circostanti il luogo diproduzione, e non vengono conosciute al di fuori di questo ristrettocircuito. Per questo motivo, l”Associazione degustatori birra’organizza spesso manifestazioni, in giro per il Paese, per farconoscere la birra artigianale o ‘cruda’, facendo da tramite tra legli enti fiera e i piccoli produttori.

Alcuni di essi, inoltre, vendono direttamente il prodotto nei propri pub e birrerie, come il pub ‘Boa’ di Ostia, vicino a Roma:”Noi -ha detto a LABITALIA Massimo Salvatori, uno dei proprietari produciamo birra soltanto per il nostro locale e ne vendiamo circa cinquemila litri al mese. Alla produzione della birra -ha continuato Salvatori – si dedicano tre persone, a turno, visto che l’impianto va controllato 365 giorni all’anno”. Ma anche Salvatori ha ammesso:”Purtroppo, la birra artigianale non ha ancora nessun marchio diqualita’, ne’ Igp, ne’ Igt, ne’ Doc”.

MESTIERI: SEMPRE PIU’ ARTIGIANI BIRRAI IN ITALIA. MICROIMPRESE TRA INGREDIENTI E SAPORI

Producono birra diqualita’, utilizzando solo ingredienti naturali, che non vengono’trattati’ e mantengono quindi sapori e proprieta’ originarie, comevitamine e proteine. Sono gli ‘artigiani birrai’, che, con i loropiccoli impianti di produzione, sono sempre piu’ diffusi in tutte leregioni della penisola, isole comprese. La birra artigianale o’cruda’, che occupa ancora una fetta molto ristretta nel mercatonazionale del settore, l’1%, sta pero’ conquistando sempre piu’consumatori. Tanto che dal settembre 2005 esiste l”Associazionedegustatori birra’, con sede a Milano, che conta qualche centinaio diaderenti, tra consumatori e 170 imprese di microproduzione, e sipropone di far conoscere sempre piu’ il ‘movimento’ dei sostenitoridella birra artigianale.Per microproduzione di birra si intende una produzione al disotto dei 10.000 ettolitri l’anno, con impianti da 200 litri circa. Avolte l’impresa, il ‘birrificio’, ha un unico dipendente, lo stessotitolare, mentre in altri casi la struttura aziendale conta 3-4lavoratori, a seconda della quantita’ di birra prodotta.Ma quali sono gli elementi che differenziano la birraartigianale dalle tante chiare e scure, italiane e straniere,realizzate a livello industriale? LABITALIA lo ha chiesto alvicepresidente dell”Associazione degustatori birra’, FulvioRiccobono: ”I nostri birrai -ha spiegato Riccobono- sono spessopersone che, dal fare la birra in casa, hanno creato un’attivita’commerciale, perche’ avevano dei prodotti che chiaramente eranosuperiori alla media. Infatti, per fare una buona birra artigianaleservono una buona qualita’ dell’acqua, orzo e luppoli, che sono poigli elementi base della birra. La caratteristica fondamentale dellabirra artigianale -ha aggiunto- e’ la non pastorizzazione, il fattocioe’ che la birra non viene filtrata, mantiene quindi i lieviti chesono elementi vivi e permettono di dare un’evoluzione sia per ilprodotto alla spina che per quello in bottiglia”.

 

SEMPRE PIU’ ARTIGIANI BIRRAI IN ITALIA

La birra artigianale viene prodotta inappositi impianti: ”L’impianto -ha spiegato a LABITALIA EmanueleAimi, del ‘Birrificio del Ducato’, che ha vinto recentemente un premioper la migliore birra ‘rossa’- e’ costituito da un tino di cotturadove viene fatta la miscela: si mette l’acqua, si aggiunge il maltod’orzo o, se si tratta di una birra di frumento, frumento, avena oquant’altro. Si porta quindi ad ebollizione, con una scala ditemperature diversa a seconda della ricetta del birraio. E’ comunquenell’ammortamento che sta la differenza. La qualita’ della birra -hasottolineato- sta nel periodo di maturazione che puo’ variare da unasettimana a tre, mentre il procedimento della birra industriale durasolo tre giorni e si conclude con la pastorizzazione”.Il prodotto artigianale non ha solo un sapore diverso da quelloindustriale, ma anche altre qualita’: ”E’ un prodotto sano, genuino,che puo’ dare non soltanto un piacere al bere -ha aggiunto Aimi- maanche al corpo. E’ fondamentale il luppolo, perche’ e’ in questoingrediente che e’ contenuto l’olio essenziale. La birra piu’fruttata, piu’ luppolata contiene piu’ vitamine E e piu’ polifenoli”.Tante le varieta’ di birra artigianale prodotte nel nostropaese, come la ‘Birra Amiata – Arcidiosso’ al castagno, realizzata coningredienti naturali provenienti esclusivamente dalla zona, appunto,del monte Amiata, in Toscana. ”Fin dall’inizio della nostraattivita’-ha raccontato a LABITALIA Gennaro Cerullo, della ‘BirraAmiata’- abbiamo subito puntato sulla birra alla castagna, perche’ lanostra e’ una zona votata a questo prodotto, tanto che i castagnetidel monte hanno recentemente ricevuto il riconoscimento Igp dalla Cee,sinonimo di qualita’. La castagna -ha sottolineato Cerullo- da’sicuramente un tocco particolare alla birra, tanto che la gentericonosce subito un sapore diverso, anche rispetto alle birreartigianali classiche. Questo quindi ci da’ la possibilita’ di offrireun prodotto un po’ piu’ particolare, diverso, con quel retrogusto dicastagna che affascina il consumatore”.

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