Qui il vino brinda ancora al rialzo…

Dal 2004 a oggi le bottiglie più pregiate hanno reso il 10% all’anno, battendo sempre la Borsa. Acquistare un prodotto redditizio si può, ma resta l’ostacolo fiscale… Abbondante, di qualità e in anticipo di 15 giorni rispetto al passato. La prossima vendemmia fa ben sperare i produttori europei di vino e può continuare a far sognare gli investitori che negli ultimi cinque anni hanno avuto di che alzare i calici. La prova è che l’indice Liv-ex 100, che ha come sottostanti i 100 vini più pregiati al mondo ed è considerato l’omologo dello Standard & Poor’s 500 americano o del Dow Jones 50 europeo, nell’ultimo quinquennio ha reso il 115% (oltre il 10% annualizzato) contro l’1% medio messo a segno dalle Borse mondiali nello stesso periodo.

Da gennaio l’indice è salito del 3,2%, perdendo il confronto con le Borse che in media sono cresciute del 20%, ma l’interesse degli investitori resta alto. Perché i ritorni di alcune bottiglie battono ancora le azioni a 12 mesi: è il caso dello Chàteau-Lafite che ha un ritorno medio di ben oltre il 20% a un anno ed è ormai una passione finanziaria oltre che per gourmet. E i numeri lo confermano: ci sono oltre 3 miliardi di dollari investiti direttamente, o attraverso fondi d’investimento, nel mercato mondiale del vino. “Il mercato è al giro di boa, con i prezzi che puntano ancora verso l’alto” dice a Economy Stacey Lea Golding, managing director di Premier Cru fine wine investments (gruppo Société Generale). Ma quali vini è meglio mettere in portafoglio? Se si guarda la composizione dell’indice Liv-ex 100 il peso maggiore va dato ai Bordeaux francesi, soprattutto rossi, che compongono il 93% dell’indice, seguiti dagli Champagne (32%), mentre i vini italiani pesano solo lo 0,63% e le bottiglie dell’area del Reno lo 0,19%. Rispetto ad altri asset reali, la domanda resiste anche in tempi difficili. “Chi è rimasto a secco con la crisi del credito, non ha rinunciato al vino d’annata per consolarsi dalle perdite in Borsa e per questo i prezzi continuano a salire” dice Michel Tamìsier, managing partner dì Elite advisers, la sicav di diritto lussemburghese che a gennaio 2008 ha lanciato in Italia Noble Crus, un fondo dalla cantina ben selezionata e fisicamente conservata al porto franco di Ginevra, dove le banche svizzere tengono l’oro. Dopo un rialzo del 23,53% nel 2008, il ritorno atteso nel 2009 è del 10-15%: nel portafoglio di Noble Crus si trovano oltre 230 etichette pregiate e alcuni pezzi storici come un Margaux del 1900 e un La Tàche del 1943.
Anche la società di investimento inglese First growth Bordeaux ha avviato un veicolo d’investimento simile chiamato Fine wine top 30, con un portafoglio composto in prevalenza da vini francesi (Borgogna e Bordeaux), italiani e spagnoli. Attenzione, però, perché i “fondi cantina” non sono armonizzati: chi li acquista deve metterli nella dichiarazione dei redditi, pagando l’aliquota massima in base al reddito. Non è così, invece, se il comparto entra a far parte di fondi di fondi o di polizze unit linked. (Panorama – Economy)

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