Quel dolcetto piemontese che non sfonda…

Oltre 31 milioni di bottiglie che rappresentano un’altra produzione “storica” del Piemonte. Si tratta del dolcetto coltivato nel basso Piemonte in un’area molto vasta che va dal Cuneese fino all’Alto monferrato ai confini con la Liguria passando per l’Astigiano. Rispetto ad altre doc e docg regionali sia “bianchi” che “rossi” (si pensi, per esempio, al Barolo o al Roero-Arneis) che hanno raggiunto anche notorietà internazionale, il dolcetto è rimasto indietro della classifica nonostante alcune modifiche che elevarono alcune qualità del dolcetto di Diano a “Diano”o le docg Dogliani e, quella recentissima, di Ovada.

Colpa del nome, alcuni dicono, ma in realtà da un’uva che ha un sapore più dolce di altre nasce un vino secco, morbido, da tutto pasto. Ora lo si vuole rivalutare con un nuovo “look” per portarlo all’attenzione di un più vasto numero di consumatori per ora limitato a Piemonte, Lombardia e Liguria. Ci stanno lavorando Coldiretti, Consorzi di tutela e Ima, l’istituto regionale per il marketing agroalimentare. (Italia Oggi)

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