Quando l’acino è contaminato

Indovinate un po' da dove veniva l'uva da tavola contenente pesticidi proibiti dalla legge. Dall'Italia, purtroppo. Le associazioni aderenti a Pesticide Action Network, fra cui l'italiana Legambiente, hanno analizzato 124 campioni di uva da tavola provenienti da 18 catene di supermercati in cinque Paesi europei. Uno solo non aveva residui di pesticidi. Prodotto in Spagna, era in vendita in Germania. Due campioni (uno dei quali acquistato in Italia) erano contaminati da un solo pesticida, e tutti gli altri presentavano tracce di un cocktail di veleni.

Pesticide Action Network ha analizzato campioni di uva da tavola acquistati in ottobre in supermercati di Italia, Francia, Olanda, Germania, Ungheria e i risultati completi sono pubblicati in Francia da Mdrgf (Mouvement pour le droit et le respect des générations futures).
Certo, i 124 campioni d'uva analizzati magari non consentiranno di arrivare a conclusioni significative dal punto di vista statistico, però i risultati rappresentano un segnale inquietante.
In media, la presenza di pesticidi è risultata pari a 0,65 milligrammi per ogni chilo d'uva. I due campioni più contaminati arrivavano a 4,3 milligrammi e a 3,8 milligrammi per chilo, ed erano stati acquistati in un supermercato tedesco.
Il 20% dei grappoli mostrava tracce di 10 o più pesticidi, con un record francese di 16 pesticidi. È proprio la "contaminazione multipla" la più preoccupante, dal momento che espone i consumatori a sostanze che possono agire in sinergia.
Addirittura, su tre campioni – tutti made in Italy – sono stati ritrovati pesticidi vietati dalla legge.
I grappoli d'uva su cui sono state effettuate le analisi provenivano esclusivamente da coltivazioni intensive convenzionali – l'agricoltura biologica vieta invece i prodotti chimici di sintesi – ed erano cresciuti soprattutto in Italia e in Grecia. (Le Monde, Blogeko)

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