Poco interesse per i riti del bere, molto interesse per le bottiglie da collezionare

I consumatori cercano immediatezza nel rapporto con il vino quotidiano, cresce incece la febbre dell’investimento enologico.
Troppa ritualità intorno al vino: la pensa così un numero sempre maggiore di appassionati, che negli ultimi anni hanno visto crescere a dismisura il mondo di gesti, oggetti, luoghi e comportamenti legati all'atto del degustare, che, se al loro primo apparire, grazie alla spettacolarizzazione mediatica, potevano suscitare curiosità, adesso rischiano di rappresentare piuttosto una sorta di ostacolo ad un rapporto più semplice ed immediato con il vino.
ews) Oggi i momenti rituali legati al vino vedono nel momento dell'apertura della bottiglia e del suo servizio la massima espressione: l'eno-appassionato si è visto nascere intorno una vera e propria jungla di oggettistica, dove si incontrano dalla più semplice candela per controllare il vino che dalla bottiglia lentamente si avvia nel decanter, naturalmente proposto nella più svariate forme per garantire una ideale areazione al prezioso nettare, ai cavatappi progettati con un sistemi degni dell'ingegneristica spaziale, ai bicchieri dal formato più vario adatti ai vini di Borgogna, di Bordeaux, al Barolo, al Brunello, allo Champagne e così via. In realtà basterebbe un ottimo cavatappi dalla solida punta d'acciaio (tutti i maggiori produttori ne hanno uno in catalogo) e un bicchiere universale (anche in questo caso tutti i marchi più importanti ne hanno uno in catalogo), per garantire una degustazione ottimale.
Dall'oggettistica al luogo: sempre più spesso l'eno-appassionato è costretto a fare i conti con il proprio salotto, o meglio con la luce che entra nel proprio salotto, perché secondo gli esperti la stanza in cui si compie il rito della degustazione deve possedere precisi requisiti di luminosità, una temperatura costante e, evidentemente, una assoluta asetticità dell'ambiente. Tutti requisiti naturalmente giusti, ma che sono destinati più a respingere che a invogliare gli enoappassionati, specialmente se neofiti.
Infine, i comportamenti. Qui è inevitabile ripensare alla celeberrima e trascinante parodia del sommelier del comico Antonio Albanese, che rischia di perdere il suo contenuto satirico per assumerne uno drammaticamente reale, svelando per intero i tic e gli atteggiamenti dei "sacerdoti" del rituale del vino. Oggi capita spesso che si esibiscano in degustazioni-spettacolo trasformandosi in veri e propri istrioni che, invece, di semplificare e rendere più attraente il rito, lo colloca in una dimensione inutilmente iniziatica, a partire dall'uso di un linguaggio pesantemente tecnico e per lo più incomprensibile. Una ulteriore consuetudine destinata ad allontanare molti potenziali appassionati dal mondo del vino.
L'attuale crisi economica sembra invece non coinvolgere almeno i vini "collectibles", stando agli ottimi risultati dell'asta (14 marzo scorso, a Roma) dalla Gelardini & Romani Wine Auction, la prima casa d'aste d'Italia specializzata in vino dal 2004 (www.grwineauction.com): aggiudicati complessivamente il 119% del valore di base asta, per complessivi 143.000 euro, con incrementi medi su base asta, per lotto, del 47% e lotti che hanno spuntato cifre davvero stellari.
E' il caso delle 6 bottiglie di Masseto della Tenuta dell'Ornellaia 2001 battute a 3.953 euro, delle 3 bottiglie di Romanée Conti La Tache 1942, aggiudicate a 3.234 euro, e delle 3 bottiglie di Romanée Conti La Tache 1943, che hanno spuntato 3.234 euro; molto interessanti anche le quotazioni per 3 bottiglie di Corton Charlemagne Coche Dury 1995 aggiudicate a 2.875 euro, 6 bottiglie di Sauternes Château d'Yquem 1997 2.796 euro, 1 bottiglia di Romanée Conti La Tache 2005 2.396 euro, 3 bottiglie di Corton Charlemagne Coche Dury 2004 2.156 euro, 1 bottiglia di Romanée Conti Romanee St Vivant 2005 2.156 euro, 3 bottiglie di Masseto 2006 "en primeur" della Tenuta dell'Ornellaia 1.817 euro e per 1 bottiglia di Romanée Conti La Tache 2003, venduta a 1.797 euro.
(WineN

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