Piemonte straccia Toscana nella classifica dei vini top…

L’Espresso apre la nuova stagione delle guide… Tra le tavole d’eccellenza una new entry targata Siena… Un vin santo di Dicomano: l’azienda si chiama Frascole, è piccola ma sa farsi valere. Due annate di Vernaccia di San Gimignano, ma della stessa azienda, Montenidoli. Due di Chianti Classico (ma di fattorie diverse: II Borghetto e Castell’in Villa) e un rosso Igt che nasce a Panzano in Chianti, al castello dei Rampolla. Sorpresa: è scarsa la pattuglia toscana tra le bottiglie “stellari” promosse dalla Guida dei Vini d’Italia 2009 dell’Espresso.

Tra i ristoranti, invece, resiste al vertice il Gambero Rosso di Fulvio Pierangelini, ma il condominio (19,5 ventesimi) si allarga: oltre ai “soliti” Vissani e Heinz Beck, entra anche l’Osteria La Francescana di Massimo Bottura a Modena. E l’Enoteca Pinchiorri resta un gradino più in basso, mentre nell’Olimpo (con 18 ventesimi) sale il trentacinquenne chef Paolo Lopriore con il ristorante Il Canto dell’Hotel Certosa di Maggiano a Siena.
E così viene da dire che le guide più antiche e titolate d’Italia bacchettano le vigne e le tavole di Toscana. “Ma non è vero”, spiega Ernesto Gentili, livornese, curatore dei Vini d’Italia. Intanto, tra i produttori “a tre stelle”, su tredici aziende ben sei sono toscane, e meritano tutte la citazione: Castello di Ama e Isole e Olena nel Chianti Classico, Poliziano a Montepulciano, Siro Facenti a Montalcino, Ornellaia e San Guido (la patria del Sassicaia) a Bolgheri. E se è vero che i numeri delle eccellenze vedono trionfare il Piemonte, Gentili offre un paio di chiavi di lettura interessanti. La prima: “La Toscana non era in gioco con grandi annate, ci sono dodici eccellenze in meno, ma il Brunello di Montalcino 2003 non era il massimo, e non si trascinava dietro come al solito una grande riserva, che nel 2002 non c’era”. La seconda: “Non è un segno di decadenza – aggiunge – questo risultato: ci sono in guida 200 aziende toscane in più, segno che la qualità di base è ottima, e se si considera il rapporto tra le dimensioni delle aziende, si vedrà che sul mercato le bottiglie toscane “buone” sono molte di più delle piemontesi”. Sarà. Ma intanto, segnala Winenews, non sarà toscano il vino che mette d’accordo tutte le “bibbie” d’Italia. E le bandiere di una regione “rossista” come la Toscana sono un vinsanto (è davvero buonissimo, questo di Enrico Lippi a Frascole) e la Vernaccia, un bianco, che però sconta, secondo Gentili, “il baratro tra le fattone di punta e la base”. Poi: un Rosso di Montalcino merita la menzione come miglior acquisto, ma è il più caro della categoria. Capitolo ristoranti. Poche novità, ma una è negativa: tra i locali con almeno un “cappello” l’Emilia Romagna ci scavalca, 22 contro 21. In compenso, arrivano le “tavole della birra”. E chissà che il conto, alla fine, non sia più lieve. (Nazione/Giorno/Carlino)

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