Pesticidi nel piatto 2009: il vino ne esce bene, uva da tavola e frutta decisamente meno!

Oltre il 98% i campioni entro i limiti legali, anche se molti presentano uno o più residui di agrofarmaci.
Ogni anno viene presentato da Legambiente un particolare dossier sulla sicurezza dei prodotti agroalimentari dal suggestivo nome di “Pesticidi nel piatto”. Si tratta dell’elaborazione statistica delle analisi svolte dai laboratori pubblici provinciali e regionali, ed hanno preso in considerazione 8764 campioni, di cui 109 sono risultati irregolari, pari all’1,2% del totale, in leggero aumento rispetto al 2008 (1%), mentre su 2410 (il 27,5%) è stata rilevata la presenza di uno o più residui comunque nella norma.
La frutta come sempre si conferma la categoria “più inquinata”. Rispetto all’anno scorso, si registra un aumento di irregolarità. Infatti, su 3507 campioni di frutta, 81 (il 2,3%) è irregolare con residui al di sopra dei limiti di legge, in aumento dello 0,7%. Invece, i campioni di frutta regolari con uno o più di un residuo chimico risultano pari al 43,9%. Quindi solo un frutto su due (il 53,8% per la precisione) che arriva sulle nostre tavole è privo di residui chimici.
Ma anche quest’anno l’attenzione viene posta sui campioni che presentano multi residui, cioè la presenza contemporanea di diverse sostanze chimiche i cui effetti sinergici sulla salute dell’uomo e sull’ambiente andrebbero adeguatamente verificati. Tra queste sostanze è possibile ancora ritrovare traccia di residui di Procimidone, Vinclozolin o Captano, che l’EPA (l’Agenzia americana per la Protezione Ambientale) ha da tempo classificato come possibili cancerogeni.
Il campione record per multiresiduo lo troviamo in Sicilia. Si tratta di un campione di uva da tavola con ben 9 diverse sostanze chimiche, seguito da un altro campione di uva, analizzato in Puglia, e contaminato da 7 diversi residui così come una mela in Campania. E ancora, due campioni di fragole analizzate in Puglia rispettivamente con 6 e 4 differenti residui chimici.
Altri campioni da record si trovano nelle verdure. È il caso di un peperone analizzato in Sicilia con 7 diversi principi attivi e di un campione di pomodori, ritrovato in Campania, contaminato da 4 diverse sostanze chimiche. E il vino come se la cava? Tutto sommato bene perché nessuna bottiglie è risultata irregolare, infatti su 639 campioni esaminati ben 448 (70%) sono risultati regolari e senza residui, 115 (18%) regolari con un solo residuo e 76 (11,9%) regolari ma con più di un residuo.
Sono però le mele il frutto più frequentemente contaminato. Su quasi il 90% delle mele analizzate in Emilia Romagna è stata rilevata la presenza di residui chimici. Su 155 campioni, 30 sono quelle regolari con un solo residuo, 103 hanno più di un residuo e 3 sono fuori legge. Nella Provincia Autonoma di Bolzano su 60 mele solo 7 sono risultate senza residui, mentre 24 ne hanno uno e 29 più di uno. Nella Provincia Autonoma di Trento, su 22 campioni di mele 9 sono quelle irregolari a causa del superamento dei limiti massimi consentiti di Boscalid (fungicida), 9 regolari con un solo residuo e 3 con più di un residuo. Stessa sorte per le mele campane dove l’ 81% è contaminato da uno o più residui, mentre un campione è risultato irregolare per concentrazione troppo elevate di Boscalid. Anche in Sardegna su 20 campioni di mele ben 18 sono risultati contaminati da più sostanze chimiche.
Durante la presentazione dei dati di Legambiente è intervenuto anche Antonio Consolino, direttore dell’ufficio prodotti fitosanitari del Ministero della Salute che ha affermato: “I dati non sono affatto preoccupanti e il consumatore non dev’essere spaventato. Si parla dell’1,2% di irregolarità, perché invece non si dice che il 98.8 per cento del campione è risultato regolare. Siamo per la valorizzazione del Made in Italy e la difesa dell’agricoltura ma anche per quanto riguarda i multi residui sono al di sotto dei limiti consentiti, limiti comuni in tutta l’Europa. Al consumatore devono essere dati messaggi trasparenti”.
Concordiamo sul fatto che non bisogna fare alcun terrorismo psicologico, anche se riteniamo che la possibilità di migliorare e di limitare, oppure eliminare, gli agrofarmaci tossici oggi esistano, come dimostrato da chi utilizza una buona agricoltura biologica o biodinamica. Invece gli ultimi dati Istat disponibili evidenziano che già nel 2007 la quantità totale dei fitosanitari distribuiti per uso agricolo in Italia era aumentata del 3% rispetto al 2006, passando da 148,9 a 153,4 mila tonnellate: sarà curioso osservare i dati del 2008!
Saprà l’agricoltura italiana far sua la famosa regola delle 3 “R” (riduci, riutilizza, ricicla) e raccogliere fino in fondo la sfida ed i segnali di maggior salubrità ed eco compatibilità che giungono dal consumatore? Noi ci auguriamo proprio di si! (Enotime)

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