OCM condanna a morte Made in Italy!

"Tenendo conto dei criteri per cui non sara' possibile la sovrapponibilita' di Dop con Dop, di Dop con Igp, di Igp con Igp – sottolinea il Presidente delle Citta' del Vino Valentino Valentini – lo scenario che emerge ha davvero dell'incredibile e dovra' essere attentamente analizzato in sede di discussione in Commissione Europea. Di fronte all'allarmante silenzio da parte di Istituzioni nazionali, Regioni, Associazioni di categoria e Consorzi, ancora una volta sono le Citta' del Vino a chiedere l'apertura di un dibattito per salvare la nostra storica geografia enologica".

L'Italia del vino potrebbe davvero diventare un'entita' radicalmente trasformata. La Doc Valle d'Aosta diventera' una Dop e fin qui poco male; le 54 denominazioni dei vini piemontesi saranno sostituite con 22 Dop; 10 Dop e 1 Igp per la Lombardia, a fronte delle 33 denominazioni attuali; dalle 38 del Veneto si passera' a 15 Dop e 1 Igp; 8 Dop per il Friuli, mentre ad ora sono 14 denominazioni; le 12 denominazioni del Trentino saranno ridotte alla sola Dop Trentino e lo stesso per la Dop Alto Adige; 4 Dop e 1 Igp in Liguria a fronte delle 11 denominazioni attuali; dalle 31 denominazioni dei vini dell'Emilia Romagna a 10 Dop e 1 Igp; dimezzate le denominazioni della Toscana, dalle 49 attuali a 24 Dop; in Umbria si passera' da 19 denominazioni a 8 Dop e 1 Igp; nelle Marche dalle 18 di oggi a 7 Dop e 1 Igp; 11 Dop e 1 Igp per il Lazio, a fronte delle 31 attuali; la sola Dop Abruzzo sostituira' le 13 denominazioni dei vini della regione, e lo stesso succedera' per le 5 denominazioni del Molise con la sola Dop Molise; da 31 denominazioni a 6 Dop e 1 Igp in Puglia; 12 Dop e 1 Igp in Campania, mentre ora sono 29; la Dop Aglianico del Vulture e l'Igp Basilicata sostituiranno le 5 denominazioni della regione; 7 Dop e 1 Igp in Calabria, dove oggi esistono ben 25 denominazioni diverse; 13 Dop e 1 Igp in Sicilia, a fronte delle 29 attuali; 7 Dop e 1 Igp sostituiranno infine le 35 denominazioni esistenti in Sardegna. "Nessuno ha capito che l'indicazione di vitigno e annata per i vini da tavola – conclude Valentini – non era semplicemente un fatto in se' sbagliato, ma anche una conseguenza logica del nuovo sistema delle d.o., come unica alternativa alle Dop. Altro che livellamento in basso, si corre il rischio di gettare via un patrimonio di risorse territoriali, storiche e umane. Stupisce che ne' i produttori ne' i loro Consorzi, ne' tantomeno le Associazioni di categoria abbiano chiesto i dovuti chiarimenti e fatto doverose valutazioni sulle conseguenze future. Aprire un dibattito nella filiera mi pare il minimo che si possa fare". (AGI)

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