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“Terre di Vite”: Vino, volti, suoni, immagini e parole (seconda edizione)

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“Terre di Vite”: Vino, volti, suoni, immagini e parole (seconda edizione)
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Terre di Vitedi Eugenio Simoni (Staff GustoVino)

 Castello di Levizzano (MO), 27 febbraio 2010

Veramente suggestiva la location scelta dall’organizzazione a cura delle sorelle Conti, di Barbara Brandoli dell’Associazione Culturale Divino Scrivere, e di Marco Arturi, per la seconda edizione della manifestazione enologico culturale itinerante, il Castello di Levizzano Rangone ha fornito una splendida ambientazione per le tematiche alla base della filosofia di Terre di Vite.

Già nella prima edizione, nel mese di novembre, si era scelto il Castello Conti a Maggiora (NO), e vista l’abbondanza di edifici merlati che caratterizzano il territorio nazionale, chissà che per i futuri eventi non venga seguita anche questa chiave di lettura architettonica.

Il successo di pubblico è stato notevole e questa volta le presenze sono state adeguatamente accolte nelle sale del castello adibite alla degustazione dei prodotti eno-gastronomici ed alla fruizione degli eventi artistici collegati.

Prima di addentrarci (con Fabrizio Vicari, staff GustoVino) nel nostro viaggio enoico, non possiamo non menzionare la ricchezza e la bontà dei prodotti gastronomici che ci hanno accompagnato, e supportato direi, durante tutto il pomeriggio.

L’Enoteca/Gastronomia “Stallo del Pomodoro” di Modena ha magistralmente supportato l’organizzazione, proponendo produttori di prelibatezze per il palato.

Ne citiamo solo alcuni per tipologia, il caseificio Santa Rita con dei parmigiani reggiani dalle stagionature importanti, il salumificio Labadini, le acetaie Fiorini e Casa Tirelli, e dulcis in fundo il pane sensazionale di Franco Marchetti.

L’itinerario tra i banchi ha come al solito seguito la logica del degustatore, ma spesso la rilevante affluenza di avventori ci ha portato a dei piccoli stravolgimenti nel programma.

I “bianchi” di Dario Princic hanno aperto il nostro percorso, le lunghe macerazioni sulle bucce delle sue uve mature in tino aperto, connotano il colore dei suoi vini.

Abbiamo assaggiato il “Pinot Grigio” 2007 (praticamente un rosato!), il “Trebez” 2006 (uvaggio da Sauvignon, Chardonnay, Tocai), e il “Ribolla Gialla” 2005 lungo e suadente nel suo giallo dorato non perfettamente limpido, tutti affinati in legni grandi per oltre 18 mesi e imbottigliati senza filtrazione.

Al banco di Villa Bucci ci siamo soffermati sui loro Verdicchio, quello dei “Castelli di Jesi Classico Superiore DOC 2008” vinificato in acciaio a temperatura controllata, ha un bel colore paglierino intenso e i sentori delicati e persistenti di mela golden e di mandorla.
Invece la “Riserva 2006” affina almeno un 18 mesi in botti grandi di rovere di Slavonia ed il risultato è un vino di bella struttura, con un bel bouquet complesso che raggiunge un bel ventaglio di profumi terziari di erbe aromatiche.

Un salto a sud per incontrare il Fiano cilentano “Antece” 2004 di De Conciliis.
La raccolta a uva giustamente matura, la macerazione nelle bucce per una settimana a temperatura controllata e la vicinanza delle vigne al mare, aprono il ventaglio di profumi di questo vino verso i sentori delle erbe aromatiche  proprie della macchia mediterranea.
Affina in acciaio e, per un terzo del taglio, un anno in botte grande di rovere e l’assemblaggio riposa per pari tempo in bottiglia.
Il risultato è complesso e di grande eleganza dovuta anche alla particolare composizione del suolo ricco di banchi di scisti argilloso-calcarei.


 

Finita la parentesi dei bianchi, ci immergiamo nel brio del Lambrusco modenese cercando di mettere a confronto le due tipologie: Grasparossa di Castelvetro e di Sorbara.
Ci affidiamo ai prodotti dell’azienda Fiorini ed accompagnati dalla gentilezza di Cristina ed Alberto, iniziamo con il sorprendente Spumante Rosato Brut “Curtis in Lama” 2008, la finezza del suo perlage fa pensare ad un metodo classico, al contrario è uno charmat dalla beva molto gradevole.
Passiamo al Lambrusco di Modena IGT “Vigna del Caso” 2008, l’amarena matura è evidente al naso ed evolve in una piacevole nota dolce a centro bocca.
Riconoscibile la presenza della variante di Sorbara, zona in cui la sabbia di pianura restituisce eleganza ai suoi vini.

Per la Grasparossa di Castelvetro ci siamo rivolti a Cà Berti.
Il suo Spumante Rosè Brut “Senza Spine” 2008 è un vero charmat e i profumi evidenti di amarena e di rosa lo caratterizzano, il “Lambrusco Grasparossa DOC” 2009 ha la buona struttura che l’argilla delle colline gli conferisce.

Il “Cirò Rosso Classico Superiore” 2008 di A’Vita è una sorpresa!!!
Il Gaglioppo lavorato da Francesco e Laura è tutta un’altra cosa rispetto alla maggioranza dei Cirò che tutti abbiamo assaggiato, con delusione, almeno una volta nella vita.
Si sentono i fiori e il frutto rosso, il tannino giustamente equilibrato e una spalla acida che ne favorirà il riposo in cantina.

Al di là dello Stretto, ci siamo soffermati volentieri per un po’ di chiacchiere con il nostro amico Giovanni Scarfone dell’azienda Bonavita, e con i suoi vini nel bicchiere.
Il “Rosato” 2009 stupisce per il suo equilibrio, si beve proprio facilmente e detto da me che non sono un amante della tipologia.
Il “Faro” è un vino che si beve con piacere, rotondo e avvolgente,  rosso intenso con trasparenze intriganti, una freschezza e un tannino, piacevoli ora e che ci faranno riassaggiare con piacere questo 2007 anche tra qualche anno.

Al banco successivo, io e Fabrizio, abbiamo delle gradite conferme.
I vini di Crociani ci trovano sempre d’accordo. La versatilità del “Rosso di Montepulciano” 2008 è entusiasmante, l’ampio ventaglio di preparazioni gastronomiche, che potrebbe accompagnare con successo, và dal semplice panino al prosciutto, al coniglio in umido alla toscana, senza disdegnare una bella costata di manzo alla brace.
Naturalmente il vino è già pronto, ma con tutte le caratteristiche per un sereno invecchiamento.
Viste le qualità di questo prodotto e il suo prezzo, sarebbe il caso di riempirsi la cantina!!!
Salendo verso il Nobile 2007 intraprendiamo una strada fatta di omogeneità in crescendo che ci porterà alla Riserva 2005 e 2004.
Nel “Nobile 2007” il distacco dalla mano di Giorgio non si avverte affatto, chiara invece la comunanza di intenti con la sorella Susanna, che con il proprio lavoro continuerà a firmare la produzione di ottimi vini.
Anche se la temperatura bassa della sala del Castello di Levizzano tende a penalizzare la degustazione dei grandi vini rossi, questo Nobile si presenta pieno, ampio, con il tannino ben presente e la spalla acida evidente, la struttura c’è e non potrà che raggiungere grandi conferme con l’invecchiamento.
La “Riserva” non può far altro che ampliare il Nobile 2007 in complessità e struttura, il 2005 sembra già più pronto del 2004, una grande annata, che sicuramente non mancherà di entusiasmarci ancora nei prossimi anni, sempre che le bottiglie non fìniscano prima.

Conoscendo i periodi di lungo affinamento di Ar.Pe.Pe, sapevamo che da Isabella Pelizzatti Perego avremmo incontrato dei “ragazzi da scuola elementare”!!!
E infatti. Abbiamo iniziato con lo “Stella Retica” 2004 un Sassella che si è fatto 2 anni di botte grande di rovere e castagno e poi, se l’aritmetica non mi tradisce, 3 anni di affinamento in bottiglia.
Che dire? La freschezza lo rende ancora un vino giovane, il lungo affinamento però gli dona complessità, un colore granato ancora ben vivo e luminoso e un ottimo equilibrio.
Nel “Grumello Buon Consiglio” ‘99 saliamo di quota delle vigne e di lunghezza di affinamento, 4 anni in botte grande! Pieno, sincero.
Con il “Pettirosso” ’97 il Sassella e il Grumello si fondono in quello che sintetizza il terroir valtellinese. Intenso, elegante, rotondo, il frutto è sotto spirito, il colore ancora lucente.
Un gustoso Bitto di qualche anno l’abbinamento ideale.

Da Rinaldi a confronto due cru di Barolo 2005, il “Brunate Le Coste” e il “Cannubi  Ravera”.
Hanno ancora molta strada davanti, li accomuna la freschezza, un tannino ancora giovane che l’invecchiamento limerà, la buona struttura, profonde note di terziario, di liquirizia le più distinte.
L’impronta è quella dei grandi vini di Langa, la lunga macerazione e la paziente permanenza in legno grande, usciranno alla distanza.

Ritorniamo da De Conciliis per assaggiare due rossi entrambi da aglianico, le uve provengono da vigne con diverse concentrazioni di piante per ettaro ed epoca di impianto dal 1975 al 2001.
Il particolare impasto del terreno cilentano conferisce ad entrambi eleganza e finezza di tessitura.
“Donnaluna” 2008 è un aglianico piacevole da bere, il frutto è presente al naso e ritorna chiaro in bocca quasi a denotare una nuance dolce al centro, chiare le note terziarie balsamiche e di spezie.
Convincente. Ottimo il rapporto qualità prezzo.
“Naima” 2005 è un aglianico più strutturato ed ampio, l’affinamento è lungo e vario, dai vari tipi di legno alla conclusione in acciaio e poi in bottiglia per sei mesi, il risultato è un vino complesso di note terziarie, anche dovute alla permanenza in legno.
Forse lo scarto di prezzo con il Donnaluna non rispecchia la realtà della prova bicchiere.

Da aglianico ad aglianico, cambia il banco e cambia il terroir!!!
Ora siamo da Sara Carbone in quel di Melfi e il vecchio vulcano Vulture carica di struttura e di potenza i suoi vini.
Ci propone tre vini tutti da Aglianico del Vulture in purezza. Le rese sono contenute e la giusta maturazione avviene soltanto fin verso novembre.
“Terra dei Fuochi” è un vino diretto ed immediato, qualità che gli discendono dalla lavorazione tutto acciaio e poi in bottiglia per 4 mesi. Questo 2007 ha un bel colore rosso intenso ancora giovane nei suoi riflessi violacei, bel bouquet di fiore e frutto di sottobosco. Pronto.
Il “400 Some” 2006 ha una lavorazione più classica, sempre macerazione in acciaio a temperatura controllata ma affinamento in barrique e successivamente in bottiglia. La complessità e la struttura ne hanno giovamento, la terziarizzazione risulta evidente. Il vino è caldo, di corpo, elegante.
Un autentico Aglianico del Vulture. Complimenti.
L’ultimo, “Stupor Mundi” viene fatto macerare più a lungo, 3 settimane in acciaio con controllo della temperatura, poi fa la malolattica in barrique nuove dove resta per un anno.
Poi al solito in bottiglia per qualche mese. Il tannino risulta un pelo più ruvido anche se sempre di grande qualità. Terrei volentieri questo 2006 in cantina, non ha certo paura del tempo che passa!!!

Christoph Künzli (Le Piane) ci accoglie con la consueta gentilezza e servendoci la “Maggiorina” 2008, le vigne sono allevate con il sistema che dà il nome al vino, tutte di età tra i 20 e i 40 anni, l’uvaggio è quello classico della zona e composto quindi da Nebbiolo, Croatina, Vespolina e Uva rara.
La lavorazione tutta acciaio con affinamento di un anno. All’assaggio molto immediato, piacevole, equilibrato, aspettavo un tannino più ruvido ed invece scivola bene in bocca.
“Le Piane” 2006, in questo vino l’uvaggio inverte le percentuali di Nebbiolo a favore della Croatina. I vigneti del solo Nebbiolo sono allevati a Guyot, quelle degli altri vitigni a Maggiorina quasi centenaria e comunque di oltre 50 anni.
Le rese sono naturalmente ridotte. La croatina svolge tutta la sua acidità e il suo tannino.
L’affinamento per due anni in legno misto, tonneaux e botte grande di Slavonia, la malolattica, non hanno ancora domato la stoffa di questo vino. Abbiate fiducia, è un vino che potrà maturare in bottiglia per molti anni.
“Boca” 2005 (Nebbiolo 85% e Vespolina 15%), macerazione in tino aperto per 25 giorni di acciaio e di legno con follature manuali frequenti, malolattica in botte grande di Slavonia.
La potenza si sente, riconosco la trama del Boca, il porfido dei terreni effusivi ha fatto il suo lavoro.
Alla olfattiva sono presenti la viola e i frutti di bosco, successivi e anche nel retro bocca, terziari lunghi di liquirizia e tabacco. Anche lui potrà affinare lungo tempo in bottiglia.

Da Cantine del Castello Conti abbiamo continuato il nostro viaggio nel Boca, e con Elena, una delle tre sorelle, che con Anna e Paola conduce l’azienda, abbiamo seguito un percorso di una verticalità estrema.
Degustando il “Boca” 2005 abbiamo avuto una visione attuale e moderna di questo vino, di un bel colore rubino con riflessi granato, freschezza in bocca e tannino presente e ben integrato, le caratteristiche dei profumi sono ben evidenti nel fiore viola e nei frutti del sottobosco, in bocca vellutato.
Poi il salto al “Boca” 1991, didattico per capire quanto questo vino evolva con la permanenza in bottiglia. Il colore ancora vivo questa volta tende alle sfumature aranciate, l’olfattiva vira verso i terziari, di liquirizia per esempio. In bocca si sente la vera differenza, è setoso, completamente integrato nelle sue componenti per quanto ancora vive. Lezione molto interessante. Grazie.

Chiudiamo la parentesi rossa di questa giornata con i Gattinara di Antoniolo, se non altro come preludio all’evento “G & G” che ci attende all’indomani a Stresa.
In compagnia di Lorella Zoppis Antoniolo, apriamo questo itinerario millesimato 2004.
Il “Classico” ci colpisce per la sua immediatezza, piacevole da bere, elegante e dall’impronta territoriale riconoscibile.
Il “Vigneto Castelle”, sale di struttura, le intensità amplificano e la permanenza in legno piccolo è perfettamente integrata. Il finale è lungo e la persistenza in bocca preannuncia il successivo vino.
Il “Vigneto San Francesco”, io e Fabrizio, lo abbiamo eletto come vino di questo weekend degustativo e non solo perché ci ha accompagnato per due giorni, ma proprio perché entrambi lo reputiamo degno di nota, che ci ha soddisfatto. La sua eleganza è composta dal bouquet complesso con note di fiori secchi e di frutto maturo, e dalla rispondenza in bocca di perfetto equilibrio e piacevole morbidezza. La freschezza ben presente non stanca la beva. La chiusura lunga, vellutata, avvolgente.

Dopo la conclusione del nostro giro, siamo ritornati da Elena Conti, in compagnia della tradizionale Torta Barozzi di Vignola, dalla ricetta segreta, ma dall’evidente utilizzo almeno di cioccolato e caffè, per un abbinamento con il suo “Elixir", vino Boca aromatizzato. Si sposa benissimo.

Avremmo voluto testare l’abbinamento anche con il “Barolo Chinato” di Cappellano, ma purtroppo il nostro amico Augusto lo aveva terminato.
In compagnia sua e di un suo “Barbera” 1999 provato in splendido abbinamento con tigelle, affettati e crema di lardo e rosmarino, abbiamo trascorso il resto della serata tra i produttori e gli organizzatori che Terre di Vite riunisce.

Grazie a tutti e vi rimandiamo al prossimo appuntamento con Terre di Vite!

 
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