Nel buon vino i segreti dell’effetto serra

L'alcol del vino conserva traccia del CO2 di origine fossile presente in atmosfera nell'anno della vendemmia. Lo studio dettagliato del contributo che ogni regione ha dato nel corso della storia all'emissione di CO2 legata al consumo di combustibili fossili può essere di aiuto a mettere a punto modelli che prevedano gli effetti climatologici dei gas serra a scala continentale. Per misurare le concentrazioni di CO2 di origine fossile nelle differenti località è sufficiente eseguire dei campionamenti dell'aria e quindi esaminare i rapporti fra i diversi isotopi del carbonio.

Ma se si vuole ottenere una serie storica bisogna rivolgersi a qualcosa di meno volatile e i vegetali, che assorbono il biossido di carbonio dall'aria, sono i primi candidati per questo tipo di indagine.
Ma quali vegetali potrebbero fornire in modo agevole una serie storica abbastanza lunga e precisa per un intero continente, o quasi? Alcuni ricercatori dell'Università di Groningen hanno pensato che la risposta ideale è celata nel vino. L'alcol che risulta dalla fermentazione degli zuccheri presenti nei grappoli porta con sé infatti gli isotopi del carbonio originali.
"L'analisi del C14 nell'alcol del vino è un eccellente complemento alle usuali misurazioni in atmosfera, anche se prima di poter convertire le misurazioni del CO2 in quantità di combustibili fossili bruciati, abbiamo avuto bisogno di informazioni sul movimento delle correnti d'aria, già forniteci per la Germania da un collega. Il trasporto atmosferico varia infatti in modo significativo di anno in anno ed è quindi importante avere dettagliate informazioni regionali".
Con l'aiuto di colleghi sparsi in tutto il continente i ricercatori hanno finora collezionato 160 bottiglie provenienti da molte regioni d'Europa per un luno arco di tempo: "Su questa base – ha detto Sanne Palstra, che dirige la ricerca – potremo creare una meravigliosa mappa regionale del consumo di combustibili fossili nell'arco di un buon numero di anni". Le bottiglie di cui dispongono coprono, infatti, già il periodo che va da oggi al 1973.
I primi risultati dello studio sono stati pubblicati sull'ultimo numero del Journal of Geophysical Research, ma oltre al primo tassello della mappa storica dei consumi di combustibili fossili in Europa, i ricercatori hanno ottenuto un altro risultato: quello di diventare molto popolari fra i colleghi del loro istituto. Per le loro analisi sono infatti sufficienti 100 millilitri del contenuto di ciascuna bottiglia. Il resto, ovviamente, non viene buttato, ma offerto ai colleghi. (L'Espresso – Scienze)

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