Nel 2009 in Italia aumenta del 150% il consumo di miele

Passa da 400 a 600 grammi a testa, l’Unione Apicoltori: “Gli italiani adesso lo acquistano per solidarietá alle api”.

Mangiamo miele perché siamo solidali con le api: sembra essere questo il grido di battaglia degli italiani, che nel 2009 hanno incrementato in maniera vertiginosa, pari al 150%, i loro consumi di miele, passando da 400 a 600 grammi a testa.

Il dato emerge da una ricerca svolta dall’Unione degli Apicoltori Italiani tra i propri associati: sia gli apicoltori che vendono nel circuito diretto, sia gli operatori di maggiori dimensioni che operano nelle varie tipologie di distribuzione, confermano infatti un incremento notevolissimo dei volumi di vendita. “Dalla nostra inchiesta – afferma Francesco Panella, presidente dall’Unione degli Apicoltori Italiani – è emerso un fenomeno importante, di particolare interesse in questo momento di crisi dei consumi e delle disponibilità economiche delle famiglie, ovvero un incremento significativo di consumo di miele pro-capite, che è schizzato a 600 grammi”. Un buon risultato che comincia ad avvicinarsi a quello di altri Paesi europei, come la Francia (600 grammi), l’Inghilterra (800 grammi) e la Germania (1 kg e mezzo procapite), dove il consumo di miele rappresenta una consolidata tradizione alimentare, per la prima colazione ma anche abbinato ad altri cibi.
Una parte rilevante del miele prodotto in Italia è venduta direttamente dagli stessi produttori, mentre un’altra quota importante del prodotto nazionale è immessa al consumo da alcune aziende leader, sia cooperative che private. “Tutti gli apicoltori – spiega Hubert Ciacci, presidente della “Settimana del Miele” di Montalcino (11-13 settembre) – che hanno consuetudine diretta con i consumatori asseriscono che alla curiosità e all’interesse per la sopravvivenza delle api si accompagna un acquisto di solidarietà per la loro vita”. Come è noto negli ultimi anni si è verificata in tutto il mondo una vera e propria ecatombe di api, la cui causa principale va ricercata nei neonicotinoidi, sostanze killer utilizzate in agricoltura che provocano la morte immediata dei piccoli insetti. Proprio l’allarme suscitato dalla grave moria di api ha innescato tra i consumatori una gara di solidarietà nei confronti del settore apistico, messo in ginocchio dallo spopolamento degli alveari. Nella percezione degli italiani il miele rappresenta sempre più un prodotto “buono, pulito e giusto”: vanta importanti proprietà nutritive, è ricco di zuccheri semplici come fruttosio e glucosio, di vitamine ed oligoelementi, e soprattutto deve tutte le sue caratteristiche alla natura (piante e api), in quanto non subisce alcuna manipolazione da parte dell’uomo per arrivare sulla tavola.
In Italia si contano circa 50.000 apicoltori, di cui 7.500 produttori apistici che svolgono l’attività a fini economici e ne ricavano il loro reddito principale, mentre sono 1.100.000 gli alveari, per un numero approssimativo di 55 miliardi di api. (WineNews)

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