Nasce la Doc Prosecco, oltre 100 milioni di bottiglie

Con una potenzialita' produttiva di oltre cento milioni di bottiglie, nasce la DOC (Denominazione di Origine Controllata) del vino Prosecco: e' un evento dibattuto con molto clamore e con alcune mistificazioni nella prima giornata del VinItaly, il Salone Internazionale dei vini e dei distillati, aperto oggi a Verona. Il nuovo disciplinare e' in uscita sulla Gazzetta Ufficiale.

La tutela del nome di questo popolarissimo vino e' stata appena reimpostata dal Comitato Nazionale Vini del Ministero delle Politiche Agricole su richiesta dei produttori stessi, ansiosi di proteggere sia nella UE che nel resto del mondo il loro prodotto che, oggi, negli Stati Uniti vende il doppio di bottiglie dello Champagne. Ma la sua stessa popolarita' era diventata un rischio, poiche' il suo nome viene spesso abusato con gravi danni all'immagine di un vino che, come spiega in un'intervista all'Agenzia Italia il presidente del Comitato Nazionale Vini, Giuseppe Martelli, e' un "fiore all'occhiello dell'enologia italiana nel mondo".
Fino ad oggi, l'esigenza di tutelare il nome del Prosecco si scontrava con un ostacolo tecnico-giuridico: "prosecco" era il nome dell'uva dalla quale si ricava l'omonimo vino, e la normativa europea protegge una denominazione legata ad un territorio, e non ammette l'esclusiva per un vitigno (la sconfitta patita dai friulani sulla denominazione Tocai brucia ancora).
Il problema e' stato risolto quando e' stata riscoperta nel paese di Prosecco (in provincia di Trieste) l'origine storica del nome dell'uva: la zona della nuova DOC del vino Prosecco include dunque il territorio di questo comune, oltre ad una fascia territoriale friulana, mentre per eliminare l'omonimia con il vitigno ne e' stato ripescato il nome antico, l'uva "glera".
Il nome Prosecco adesso potra' comparire solo nell'etichetta dei vini prodotti nei territori delimitati dalla zona DOC e dalle due zone storiche, in cui e' stata delimitata la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG), mentre fino ad oggi poteva comparire sulle etichette di chiunque vinificasse uve prosecco ovunque nel mondo. Lo strumento della DOCG si applica alle denominazioni "Conegliano e Valdobbiadene" e "Colli Ascolani" o "Asolo".
Era stato da alcuni agitato il problema di quei produttori che vinificano uve prosecco in Piemonte. "Quel problema – risponde Martelli – e' stato risolto con piena soddisfazione di tutti: in Piemonte e' consentito elaborare il vino base di Prosecco, per farne spumante o frizzante, a condizione che il vino base provenga dalla zona della DOC, e che le aziende possano dimostrare di avere gia' avviato da almeno cinque anni l'elaborazione di vino di prosecco". (AGI)

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