Made in Italy: NYT elogia cucina romana taroccata

New York L’apprezzabile elogio dei principali piatti della cucina romana deve essere accompagnato da una forte attenzione all’originalità degli ingredienti utilizzati nei principali ristoranti “romani” aperti negli Stati Uniti dove sono “falsi” almeno nove formaggi di tipo italiano su dieci a partire dal parmesan, provolone e dal romano cheese ottenuti in Wisconsin, in California o nello Stato di New York.

 

E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare l’articolo “In New York restaurant the rise of Rome” pubblicato dal New York Times nel quale tornando a casa dalle vacanze gli americani possono trovare spaghetti alla carbonara, bucatini all’amatriciana, fritto misto and saltimbocca in quotati ristoranti italiani. Sono almeno una dozzina le nuove aperture che si ispirano alla cucina romana nei dintorni di New York, da Long Island City a Greenwich Village, dove secondo il giornale statunitense è possibile gustare porchetta, tagline alla vaccinara, stracciatella, pasta cacio e pepe e saltimbocca. I nomi dei ristoranti – precisa la Coldiretti – richiamano piatti della tradizione romana, ma non sempre i piatti garantiscono l’originalità degli ingredienti come accade spesso per i formaggi, ma anche per la carne come il guanciale o le puntarelle che sono coltivate localmente.
Gli Stati Uniti – denuncia la Coldiretti – sono il Paese dove sono piu’ diffuse le imitazioni dei prodotti alimentari tipici italiani con il rischio concreto che nei piatti vengano utilizzati ingredienti di diversa origine e qualità. I tarocchi prevalgono nei formaggi con le copie del parmigiano reggiano e del grano padano come il Parmesan rappresentano la punta dell’iceberg, ma ci sono anche – sottolinea la Coldiretti – il Romano prodotto nell’Illinois con latte di mucca anziché di pecora, l’Asiago, il Provolone e il Gorgonzola statunitensi. La lista è lunga – precisa la Coldiretti – anche per i salumi con l’offerta nel mercato statunitense del salame Toscano, pancetta, coppa, prosciutto Busseto Made in California, soppressata ma anche mortadella bolognese fatta con carne di tacchino mentre tra i condimenti risaltano i San Marzano: pomodori pelati “grown domestically in the Usa” e il Pompeian olive oil che non ha nulla a che fare con i famosi scavi, ma è prodotto nel Maryland. Non sfugge al tarocco anche il vino simbolo del Made in Italy come il Chianti “clonato” nella Napa Valley in California o il Marsala wine.
Si stima che – sostiene la Coldiretti – oltre i confini siano falsi almeno due piatti “italiani” su tre serviti con la falsificazione del Made in Italy a tavola che genera all’estero un fatturato che supera i 50 miliardi di euro, realizzato soprattutto proprio negli Stati Uniti. Un grave danno economico e di immagine provocato dalla pirateria agroalimentare che utilizza infatti impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano al nostro Paese per alimenti che non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva e culinaria nazionale.

(Coldiretti)

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