L’Unione Europea sposa le etichette con l’origine dei prodotti agroalimentari?

Sarebbe una piccola rivoluzione e renderebbe palesi alcune speculazioni a scapito di produttori e consumatori
L’indicazione d’origine dei prodotti agroalimentari è fondamentale. Essa garantisce sia i produttori che i consumatori. Un’etichetta chiara e trasparente è una scelta irrinunciabile per contrastare ogni tipo di falsificazione, rafforzare la politica di qualità e rendere il settore agroalimentare più competitivo. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta contenuta nel Il 28 Maggio varato oggi la Commissione europea, su proposta della responsabile per l'Agricoltura Mariann Fischer Boel, ha varato un documento di “raccomandazioni” che contiene la proposta di estendere a tutti i prodotti agroalimentari comunitari l'etichettatura che identifica il luogo in cui è stato ottenuto il prodotto agricolo.
Per ora si tratta solo di “raccomandazioni”, ma in pratica la strada è aperta verso una maggior trasparenza dell’intero settore, fortemente osteggiata da alcune lobby industriali che certamente non vedono di buon occhio il fatto che un latte in polvere prodotto, per ipotesi, in Germania venga ricostruito nel nostro Paese e si trasformi successivamente in un formaggio made in Italy (attualmente 86 milioni di quintali di latte equivalente tra polveri, cagliate, formaggi e latte liquido attualmente sono importati in Italia e spesso spacciati come di provenienza nazionale all’insaputa dei consumatori).
Queste “raccomandazioni” sono doppiamente importanti perché rapresentano una decisa inversione di tendenza rispetto al recente passato, quando addirittura era vietato, e conseguentemente sanzionato, inserire in etichetta l’indicazione di provenienza della maggior parte dei prodotti agroalimentari ad eccezione di quelli Dop. Infatti la Commissione Europea qualche mese fa ha addirittura avviato una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, chiedendo di eliminare l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza della carne avicola e derivati, decisione che l’Italia aveva preso autonomamente il 18 luglio 2007 per frenare la psicosi generata dall'influenza aviaria.
Non ci resta che attendere e sperare che le “raccomandazioni” che verranno sottoposte al vaglio dei 27 entro Giugno si trasformino in legge. Una legge fortemente attesa dagli agricoltori e dagli allevatori italiani, che permetterebbe di salvaguardare chi produce qualità. Oggi l’obbligo di dichiarare in etichetta la provenienza avviene già per alcuni importanti prodotti, quali la carne bovina, il pollame, il latte fresco, le uova, gli ortofrutticoli freschi, il miele, i vini e l’olio d’oliva. In futuro sarà possibile assicurare l’etichettatura di origine anche per prodotti come la carne di maiale, coniglio e agnello, per la pasta, le conserve vegetali e i succhi di frutta, ma anche per il latte a lunga conservazione, yogurt, latticini e formaggi non a denominazione di origine. (Enotime)

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