l’Italia maggior produttore al mondo di barbatellel’Italia maggior produttore al mondo di barbatelle

Uno strumento utile per tutti gli agronomi e per i viticoltori che desiderano essere sempre aggiornati.
Da quest’anno l’Italia è il maggiore produttore mondiale di barbatelle. Un risultato impensabile 20 anni fa, quando la Francia produceva più del triplo del nostro materiale vivaistico. Un sorpasso innescato dall’evoluzione della normativa nazionale sulla selezione clonale e, soprattutto negli ultimi anni, sostenuto dal successo di alcuni vitigni tipici.

Nessun altro Paese può vantare un patrimonio varietale vasto e pregiato come il nostro, sotto l’aspetto agronomico, enologico ma anche sanitario. La consapevolezza dei vantaggi assicurati dall’uniformità agronomica del materiale clonale (e gli sforzi dei vivai per assicurare una sempre maggiore policlonalità) hanno spinto molti produttori a puntare sui materiali genetici frutto di selezioni effettuate nelle proprie regioni. La differenziazione delle produzioni vivaistiche (e la loro diffusione sul territorio) è stata una delle chiavi che hanno consentito ai nostri produttori di conquistare maggiori spazi nei mercati esteri.
Il ritmo dei rinnovi degli impianti, costantemente in crescita fino al 2005 grazie anche agli incentivi legati all’Ocm di settore, sta però rallentando anche nel nostro Paese. La produzione vivaistica nazionale reagisce a questa situazione allargando la gamma: nell’ultimo anno le omologazioni hanno riguardato varietà inedite come Albarola, Cesanese d’Affile, Bosco, Uva Longanesi ma anche nuovi cloni di varietà conosciute ma non molto diffuse come Refosco dal peduncolo Rosso, Refosco nostrano, Fiano, Greco, Carmenère, Rossese e Vermentino oppure ormai famose come Aglianico, Cabernet Sauvignon, Merlot, Montepulcano, Nebbiolo, Primitivo e Sangiovese.
Questa è la fotografia che emerge consultando l’ultima edizione del Catalogo dei cloni delle uve da vino inserito nella collana manuali di Edagricole. Aggiornata alle omologazioni 2008 e pratica da consultare l’opera, a cura di Giulia Tamai e Lucio Brancadoro suddivide i cloni tra vitigni a diffusione internazionale, nazionale, locale e regionale. Una forma “snella”, che tralascia volutamente informazioni di tipo “quantitativo” come produzione/ha e gradazione alcolica del vino ottenuto per concentrarsi sulle informazioni riguardanti il potenziale produttivo (Fertilità, peso del grappolo e gruppo di potenziale produttivo) e potenziale tecnologico (contenuto zuccherino, attitudine enologica, miscele clonali). A conclusione del manuale un’utile guida dei nuclei di premoltiplicazione viticola e l’aggiornamento dell’elenco dei soggetti autorizzati per l’omologazione dei cloni.

(Enotime)

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