Le Langhe si candidano al patrimonio dell’Unesco

Entro un mese il dossier dei Beni Culturali per il riconoscimento nel 2010… Il riconoscimento di territorio patrimonio dell’Umanità, stabilito dall’Unesco, fa gola. Ma ora che Langhe, Roero e Monferrato stanno per definire la candidatura ci si trova a fare i conti con gli innumerevoli errori compiuti, con lo scempio del territorio condotto in nome di una speculazione industriale e anche vitivinicola.

Per questo spiega Daniele Manzone, amministratore delegato di Ideazione che segue la candidatura per conto della Provincia di Cuneo – la preparazione del dossier è stata particolarmente impegnativa. Si sono dovuti eliminare tutti i territori della pianura deturpati da inaccettabili capannoni. Benché uno studio dell’Osservatorio della Banca d’Alba avesse evidenziato che tra una costruzione orribile e una compatibile con il territorio ci fosse una differenza di costo di non più del 10%. Un 10% che è stato risparmiato e ora si procederà con una candidatura a macchie di leopardo, che certo non agevola. “Entro un mese – aggiunge Mauro Carbone, direttore dell’Ente del turismo di Alba- riusciremo comunque a definire quali zone entreranno nella mappa della candidatura e ci presenteremo al ministero dei Beni culturali”. Con la speranza di diventare i candidati ufficiali italiani quest’anno e di ottenere il riconoscimento nel 2010.

Le perplessità, comunque, non mancano. Francarlo Negro, ristoratore di Neive e piccolo produttore di vino, sottolinea che il paesaggio è profondamente cambiato rispetto all’800. Le cime delle colline sono state spianate per impiantare i vigneti. E ricorda che un tempo le vigne erano collocate solo nelle aree vocate, nei “sorì” a sud ovest. Mentre a nord e a est si collocavano i noccioleti. Con le gasiere (boschi di acacia selvatica) e le sarsere (salici) a completare un paesaggio per nulla uniforme. E in basso, prati per l’allevamento del bestiame e pioppi. Ora i pioppi sono scomparsi, per lasciar spazio ai noccioleti estirpati dalle colline e sostituiti dai vigneti. Difficile immaginare che la qualità dei grandi vini possa esser rimasta la stessa, considerando che cambia anche la composizione dei terreni. E questa è la terra del Barolo, del Barbaresco, della Barbera, del Moscato, del Nebbiolo, del Roero.

Ma, soprattutto, è il paesaggio ad esser radicalmente mutato. Privo di arbusti, di zone selvagge mentre le vigne d’inverno assomigliano molto a cimiteri di guerra. Forse la candidatura per l’Unesco era più facile quando a presentarla erano state, inizialmente, solo alcune cantine della zona di Canelli, nel Monferrato astigiano. Lo ricorda Roberto Coppo, responsabile della cantina dell’azienda di famiglia Una delle quattro storiche, individuate per il riconoscimento insieme a Gancia, Contratto e Bosca. “Eravamo candidati- prosegue Coppo – come Cattedrali sotterranee e ancora a dicembre sono venuti dei rappresentanti delle Belle arti per verificare la qualità delle nostre strutture”. Cantine spettacolari che meritano una visita anche al di là dei meravigliosi vini. Ma, in contemporanea, anche la Langa albese sognava il riconoscimento dei suoi paesaggi. Inevitabile arrivare a un accordo per una proposta complessiva. che valorizzasse il mondo del vino nei suoi aspetti materiali e immateriali. Le cantine, i paesaggi, la cultura del vino, i suoi personaggi. Così alle cantine di Canelli si sono aggiunte quelle di Langa e i paesaggi si sono sommati. Sperando che nella scelta finale si privilegi l’Alta Langa,quella più autentica e incontaminata.

Come ricorda Carbone tutto il turismo nella zona avrebbe ricadute positive con il riconoscimento Unesco. L’intero sistema ne beneficerebbe. Dai produttori divino delle province interessate (Cuneo, Asti e Alessandria) a quelli di salumi, dai produttori di formaggi agli allevatori di bovini di razza piemontese. Un’intera filiera, per nulla in crisi, pronta ad approfittare di una vetrina mondiale per un ulteriore salto di qualità.

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