L’Antitrust bacchetta…

L’attuale normativa per l’individuazione dei laboratori abilitati alla certificazione della denominazione Doc e Docg sui vini, contrasta con i criteri della concorrenza. Lo sostiene l’Antitrust in ima segnalazione ai presidenti di senato, camera, consiglio dei ministri e ministro delle politiche agricole. “La riserva normativa prevista a favore delle Camere di Commercio nell’individuazione dei laboratori accreditati per le analisi enologiche”, sostiene l’Auhority, “crea una notevole barriera all’ingresso sul mercato delle certificazioni Doc e Docg dei prodotti vinicoli.

Sulla base di tali considerazioni, l’Antitrust auspica un riesame della norma “volto a superare il principio della certificazione ad opera delle Camere di Commercio per ogni prodotto tutelato, al fine di garantire, compatibilmente con le esigenze di tutela delle produzioni vinicole, la libertà di scelta delle imprese produttrici e l’accesso al mercato per le imprese di certificazione”. Lattuale normativa, (art 13, comma 2, legge 10 febbraio 1992 n. 164) stabilisce che l’analisi chimicofisica delle partite di vino è effettuata, su richiesta degli interessati, dalla competente Camera di commercio. “Tale previsione”, spiega l’Autorità garante, “ha istituito un sistema in cui, per ogni produttore vinicolo che intenda ottenere il riconoscimento della denominazione protetta, è obbligatoria la certificazione chimico-fisica fornita dalla Camera di commercio o, come sovente accade, da un laboratorio di analisi enologiche selezionato da questa. Ciò impedisce ai produttori vinicoli di selezionare liberamente sull’intero territorio nazionale il laboratorio di analisi enologiche e a questi ultimi di accedere almercato delle certificazioni enologiche”. (Italia Oggi)

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