L’Amarone “sorpassa”Barolo e Brunello

Viticoltura. Raddoppiata in due anni la produzione del vino veronese – I produttori: ora servono più controlli… L’Amarone, con il Barolo e il Brunello di Montalcino, forma un tris di rossi made in Italy di fatto senza confronti a livello internazionale. Ma mentre il piemontese e il toscano da tempo formano la coppia pi gettonata con una media di 8-10 milioni di bottiglie, da quest’anno la leadership numerica è passata senza ombra di dubbio al vino veronese, che in sole due stagioni ha raddoppiato la disponibilità di bottiglie da 7 a 15 milioni.

Nell’ultima vendemmia i 1.300 vignaioli di Amarone, sui 2.500 di tutta la Valpolicella, hanno destinato all’appassimento ben 300mila quintali di uva. Vale a dire la metà esatta dell’intera disponibilità di materia prima del grande rosso veronese: 300mila quintali che corrispondono, appunto, a 15 milioni di bottiglie. E’ dire che ancora dieci anni fa, nel 1999, i produttori non superavano il centinaio e le bottiglie non superavano i due milioni di unità.

Questa crescita bruciante, ancorché giustificata dall’unicità e qualità del prodotto e da una vivace domanda internazionale (l’ 80% di Amarone viene esportata), ha generato nuove opportunità di sviluppo in tutta la Valpolicella. Al punto che mentre nella Penisola si assiste a un processo di accorpamento delle aziende vitivinicole, nelle terre dell’Amarone accade che nuovi player si aggiungono ai produttori storici. Un numero crescente di produttori peraltro ben rappresentati all’Anteprima Amarone 2005 celebrata ieri a Palazzo Giusti di Verona.

Un appuntamento, questo, giunto alla sesta edizione e che ha confermato il buon momento commerciale dell’Amarone, ma ha anche rivelato preoccupazioni nella stessa base produttiva. Preoccupazioni che il presidente del Consorzio vini della Valpolicella, Luca Sartori, interpreta come l’esigenza di “trovare nuovi sbocchi commerciali per un vino che ha raggiunto quantità ragguardevoli e che, in caso di un ipotetico calo di domanda, potrebbe indurre qualcuno ad attuare tagli scriteriati sui listini di vendita”.

Per l’a.d. del Gruppo italiano vini, Emilio Pedron “i produttori di Amarone oggi sono divisi a metà, da un lato ci sono i sostenitori di modelli produttivi rigorosi che comportano selezione in vigna e rese basse, dall’altro coloro che pur rispettando il disciplinare vogliono cogliere tutte le opportunità del successo in atto”. Opportunità che in termini reddituali collocano la Valpolicella in posizioni di vertice in Europa.

Spiega Sandro Boscaini, presidente del gruppo Masi: “Il successo dell’Amarone arriva da molto lontano. Ora siamo testimoni di una corsa produttiva che francamente mi preoccupa. Questo accade perchè un ettaro di vigneto in Valpolicella dà un reddito che sta poco sotto lo Champagne, vale a dire 18-20 mila euro l’anno, contro 8-9mila del Chianti classico e 12-l4mila del Barolo e del Brunello di Montalcino. Di qui l’ampliamento della zona di produzione alla pianura. Certo, il disciplinare è rispettato, ma a nessuno viene il sospetto che la rete abbia maglie troppo larghe?”.

L’Amarone

220 Il fatturato

Il giro d’affari complessivo della doc Valpolicella in milioni di euro.

1.226 Le aziende

Le imprese della filiera che producono l’uva destinata all’Amarone

5.839 L’area

Gli ettari di superficie dedicata alla vite iscritti all’albo del Valpolicella

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *