La viticoltura del futuro

Dibattito alla seconda edizione del Convegno nazionale a Marsala. Gli esperti: “L’acino piccolo consente una maggiore qualità”.
Il prezzo dei carburanti e degli altri fattori della produzione come i concimi aumenta di giorno in giorno. Rispetto all’anno scorso ad esempio l’azoto è più caro del 70%, gravando in maniera non indifferente sulle tasche dei viticoltori. Ed è proprio alla luce dei nuovi scenari, poco promettenti, che si prospettano per la viticoltura del futuro che la ricerca scientifica deve essere pronta ad aiutare i viticoltori nell’affrontare i prossimi anni nella maniera più sostenibile.

È questa la promessa con cui si è conclusa la terza sessione del Convegno nazionale della  Cheap Evening Dresses viticoltura. Sono stati oltre 50 i ricercatori che si sono susseguiti per un giorno e mezzo, discutendo sulla gestione del vigneto, nelle sue molteplici sfaccettature, e dei risvolti di mercato. «In tutte le ricerche sulle tecniche colturali sono emerse le potenzialità di alcuni interventi come la potatura e i loro effetti sulla qualità delle uve», precisa Rosario Di Lorenzo, docente presso il dipartimento di Colture arboree di Palermo e moderatore della seconda sessione di lavori.
Secondo Di Lorenzo, un tema innovativo è stato quello della gestione delle dimensioni degli acini. «L’acino piccolo consente di fare più facilmente qualità – prosegue il docente – e i dati presentati durante il convegno hanno mostrato come la defogliazione al momento della fioritura permetta di controllare questo parametro, con riflessi positivi sul risultato qualitativo delle uve». Non solo. «Tra le strategie che si sono dimostrate in grado di migliorare sia la qualità che le rese produttive cito ad esempio il deficit idrico controllato che, contenendo la capacità vegetativa, riesce ad esaltare la qualità – conclude –, un aspetto molto interessante su cui lavoriamo da oltre 8 anni e che viene oggi applicato con successo anche dagli stessi viticoltori». E che in più permette di risparmiare acqua. Ma gli interventi non devono essere scollegati dalle caratteristiche di vitigni e vigneti e dagli obiettivi enologici: nel corso degli incontri è emersa infatti la grande importanza dell’interazione tra questi elementi.
L’appuntamento, che rappresenta il prosieguo del primo convegno svoltosi ad Ancona due anni fa, è stato Stwd dal dipartimento di Colture arboree dell’Università degli Studi di Palermo, dal gruppo di lavoro in Viticoltura nato nell’ambito della Società italiana di ortofrutticoltura e dal Centro per l’innovazione della filiera vitivinicola, Ernesto Del Giudice dell’assessorato regionale Agricoltura e Foreste. E proprio del nuovo centro ha parlato Vito Falco, il dirigente responsabile della nuova struttura di ricerca. «Presso il centro Ernesto del Giudice è possibile realizzare svariate analisi utili per ottenere risultati enologici di qualità – spiega Falco – tra queste cito l’analisi degli aromi nelle uve e nei vini per gascromatografia FID e per gascromatografia – spettrometria di massa (GC-MS), o ancora le analisi correnti delle uve e dei vini e quelle dei metalli attraverso il nuovo Wine Scanner».
L’incontro è stato inoltre patrocinato da Assovini Sicilia, dall’Accademia dei Georgofili, dall’Accademia della Vite e del Vino, da Assoenologi, dal comune di Marsala, dalla provincia di Trapani, da Terre d’Occidente, dal Consorzio del Marsala, dall’Istituto regionale della vite e del vino e dalla Regione Siciliana. Tanti partner uniti da un unico obiettivo: riunire quanti operano in Italia in viticoltura nel settore della ricerca, del trasferimento dell’innovazione e della didattica. L’appuntamento col Conavi prosegue con la quarta sessione dedicata alla genetica e all’ampelografia. (CronachediGusto)

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