La scommessa del Sangiovese…

L’uva regina di toscana pronta alle sfide sui mercati mondiali… Quarantamila ettari di viti, più o meno due milioni di ettolitri di vino. Due terzi del totale. Il Vigneto Toscana si affida alla bandiera Sangiovese per la “guerra” con i vitigni da terroir più celebrati del mondo, basti pensare al Nebbiolo per il Piemonte, al Pinot noir per la Borgogna, allo Zinfandel per la California, al Syrah che è ormai l’emblema dell’Australia.

Una bandiera da difendere con forza: ecco il senso dei 22 progetti e bandi di ricerca realizzati negli ultimi dieci anni dall’Arsia, l’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione in agricoltura, che ci ha investito 3 milioni di euro (i due terzi del totale). Ne è uscita la selezione di 11 doni dei 20 presenti al Nucleo di premoltiplicazione vinicola della Toscana, sul totale di 80 omologati e iscritti all’elenco nazionale. La sfida è al centro del Terzo Simposio internazionale sul Sangiovese, in corso fino a domani all’ala congressi di Firenze con ricco parterre di esperti protagonista di un denso programma tra relazioni, confronti, analisi dal vivo, degustazioni, proposte.
“La nostra opzione – spiega Mammuccini, ad dell’Arsia che organizza il Simposio – è l’identità, strumento fondamentale per la competizione internazionale: non una scelta univoca e talebana, ma vero rispetto del territorio, che può diventare elemento trascinante. Al produttore, quindi, l’impegno di una scelta precisa, nei confronti dei disciplinari di produzione e nel rispetto del consumatore”. Battaglia dura, avvertono in apertura gli esperti dell’Oiv: Mario Fregoni, una vera autorità mondiale, continua a richiamare sulla valorizzazione del territorio. E il Sangiovese qualche problemino ce l’ha, nel confronto con un mercato che oggi chiede al vino di grande qualità soprattutto colore, acidità, morbidezza. Ma Firenze e la Toscana si candidano a un ruolo centrale nella ricerca delle soluzioni: lo annuncia Mario Bertuccioli docente al corso di laurea in Enologia e viticoltura della facoltà di Agraria, e presidente della Società Italiana di Scienze sensoriali, “Il vino – dice – è percezione, e il Sangiovese ha ormai gli elementi per essere protagonista perché gli studi sulla selezione stanno portando a una carta d’identità chiara e definita, con l’impronta floreale e il fruttato di mora e fragola ben distinti. Insomma, anche il Sangiovese potrà avere colore e morbidezza senza perdere l’identità, e senza tradire il suo territorio”.  (La Nazione/Il Giorno/Il Resto Del Carlino)

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