La Sardegna vuol reimpiantare querce e farne tappi in sughero

Buone notizie per gli amanti del vino che proprio non sanno rinunciare al fascino, oltre che al plus che può rappresentare un buon tappo di sughero. Nel più ampio piano di rilancio del primario in Sardegna, l’assessore regionale all’agricoltura, Andrea Prato, d’accordo con il collega all’ambiente, Emilio Simeone, è determinato a far inserire e a finanziare, con risorse che potrebbero anche superare i 10 milioni di euro, un progetto di riforestazione incentrato sul reimpianto di querce da sughero. “Conto di poter portare all’approvazione quest’importante iniziativa, destinata a coinvolgere le aree della Barbagia, dell’Ogliastra, della Gallura, del Sulcis iglesiente e dell’Arburese, entro il 2009”,assicura a ItaliaOggi Prato.“Il sughero, d’altronde, è una risorsa naturale tipica della nostra regione, la cui offerta è inferiore alla domanda r del cui rilancio beneficerebbe un comparto industriale che ha investito ingenti risorse per modernizzarsi e che, sebbene a pil basso, garantisce elevati livelli occupazionali”.A lavorare il sughero oggi in Sardegna sono circa 130 aziende, per l’80% concentrate in Gallura, nel distretto industriale di Tempio-Calangianus, che trasformano in tappi per il vino il 60% delle oltre 20 mila tons di materia prima gestita l’anno (soltanto 12 della quale ricavata nelle sugherete dell’isola), generando un fatturato di circa 150 milioni di euro e dando lavoro a 3 mila persone fra dipendenti e indotto.“Si tratta di un progetto”,tiene a sottolineare Prato, “di lungo respiro, di cui beneficerà appieno più la prossima generazione di sardi, che non l’attuale, visto che per raggiungere il massimo della produttività una sughereta impiega anche 20-25 anni. Molto probabilmente è per questo motivo che nel recente passato, abbiamo assistito sull’isola ad assurdi piani di riforestazione con piantumazione di pini, pianta che poco ha a che fare con la nostra regione e che, per di più non s’abbina all’attività di pastorizia, pure tipica di queste terre, che invece può beneficiare della vegetazione che spontaneamente si sviluppa intorno alle querce. Pur tuttavia, recuperando alla produzione le querce sopravvissute agli incendi e quelle delle sugherete abbandonate, si potrebbe riportarle a reddito in cinque-sette anni ”. In effetti, in Sardegna, i margini per dare slancio alle sugherete non mancano. La Carta forestale dell’isola, infatti, indica in circa 120 mila ha la superficie sughericola specializzata, cui s’aggiungono altri 120 mila ha interessati alla presenza della quercia da sughero in boschi misti o in pascoli alberati. Sarebbe di ulteriori 400 mila ha, sempre secondo la Carta forestale sarda, la superficie a vocazione sughericola, ovvero la somma delle aree marginali, utilizzabili per diffondere la coltura attraverso la riforestazione. (Italia Oggi)

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