La Romagna vanta vini e identità

La Romagna dei vini vuoi affermare la propria identità distinguendosi da quell’Emilia abituata a produrre e bere vini frizzanti e con tradizioni enogastronomiche, abitudini, storia e cultura diverse. Ma la Romagna deve scrollarsi di dosso quel complesso di inferiorità che la fa soffrire per il fatto che il suo vitigno rosso più conosciuto e diffuso, il Sangiovese coltivato in altre zone come la Toscana, da vini conosciuti e apprezzati in tutto il mondo mentre da questa parte dell’Appennino aziende che producano bottiglie di pregio assoluto non godono di altrettanta prestigio. Ma la Romagna vuole far cessare l’errata e diffusa convinzione che la viticoltura romagnola sia essenzialmente di pianura. Di questo si è discusso a Dazza (Bo) presso l’Enoteca regionale Emilia Romagna, dove si è tenuta la tornata dell’Accademia italiana della vite e del vino. Nell’occasione il presidente del Consorzio Vini di Romagna, Giordano Zinzani, ha tracciato un quadro della viticoltura emiliano-romagnola e ne ha messo in luce l’importanza a livello nazionale (con una superficie vitata pari all’8% del totale nazionale e un produzione del 13%). In particolare per la Romagna, va sottolineata la preponderanza dei bianchi sui rossi (63/37%) e l’attenzione alla qualità (l’Albana, è stata la prima docg bianca d’Italia). (Italia Oggi)

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