LA PRESTIGIOSA “REVUE DU VIN DE FRANCE” RIVELA IN UN’INCHIESTA LE DINAMICHE DEI PREZZI

Perché il prezzo di vendita dei vini più grandi è così distante da quello reale di produzione? È la domanda che si è posto Jérôme Baudouin nella sua inchiesta dal titolo “Il vero prezzo delle grandi bottiglie”, pubblicata nel numero di febbraio della prestigiosa “Revue du Vin de France”.
Subito balza agli occhi, guardando in casa Moët & Chandon, Petrus e Roumier, la grande diversità della dimensione aziendale, del modo di distribuire il prodotto, degli investimenti di marketing e del rendimento delle vendite. Moët & Chandon beneficia dei volumi di produzione del suo Dom Pérignon, la Maison Moueix ha in esclusiva la commercializzazione di Petrus, recuperando il valore della speculazione operata sui cru di Bordeaux. Al contrario, malgrado un prezzo decisamente alto, Christophe Roumier, del Domaine Georges Roumier, non approfitta completamente, in termini economici, del successo del suo vino. Tre vini, tre logiche economiche decisamente opposte e che, evidentemente, rappresentano una elite vitivinicola, probabilmente unica al mondo.

Con una produzione stimata in cinque milioni di bottiglie, la prestigiosa cuvée millesimata Dom Pérignon (prodotta solo 7 volte dal 1991 al 2000) è la bottiglia più importante per Moët & Chandon, che conta nella Champagne su ben 1.100 ettari di vigneto. Si stima che vengano prodotte da un ettaro di vigneto 8.800 bottiglie al costo di 2,30 euro ciascuna (con un rendimento di circa 65 ettolitri ad ettaro). Un ettaro di vigneto nella Champagne è valutato mediamente 1 milione di euro, e il costo del suo ammortamento in cinquant’anni è di 2,30 euro. A questi costi vanno poi aggiunti quelli per la vinificazione e l’imbottigliamento (2,00 euro a bottiglia), quelli di affinamento (che per un millesimato è obbligatoriamente minimo di sette anni) ed è costituito da un 5% annuo più una maggiorazione di 2,68 euro, che porta il costo totale a bottiglia a 9,28 euro. Poi ci sono i costi di amministrazione, commercializzazione, i salari (Moët & Chandon ha 1.100 dipendenti), stimabili in 3,00 euro a bottiglia. Infine, i costi di marketing che per un marchio come questo possono oscillare tra i 25 e i 50 milioni d’euro per ogni uscita di Dom Péerignon e che incidono sul costo a bottiglia dai 5 ai 10 euro. Alla fine, una bottiglia di Dom Pérignon costa alla Moët & Chandon tra i 17,28 ei 22,28 euro, a fronte di un prezzo di vendita consigliato in enoteca di 129,00 euro. Tolta la Tva (la nostra Iva) e le tasse restano netti all’azienda di Epernay 38 euro a bottiglia che moltiplicato per una produzione complessiva di cinque milioni di pezzi, fa 190 milioni di euro.
Altro caso, a dir poco dal solido profitto, è quello di Petrus che esce en primeur dalla cantina a 450, 00 euro (tasse escluse). Prodotto in 30.000 bottiglie all’anno, è un vero e proprio diamante per la famiglia Moueix, proprietaria dello Château. L’estensione del vigneto è piuttosto modesta circa 11 ettari e mezzo e secondo la Scuola nazionale di agronomia di Bordeaux il costo di un ettaro di vigneto di questa caratura è di 12.770 euro annue ad ettaro. Ma i vigneti di Petrus sono particolarmente curati e il loro costo è decisamente superiore (15.000 euro all’anno per ettaro), il che equivale a 5,70 euro a bottiglia. I costi di vinificazione e invecchiamento rappresentano una somma supplementare di 4 euro a bottiglia, a cui vanno sommati i costi di imbottigliamento, particolarmente elevati per Petrus, che usa speciali bottiglie e una sofisticata carta filigranata anti-imitazione per le etichette, che incidono fra gli 8 e i 10 euro, portando così i costi di produzione fra i 17,70 e i 19,70 euro a bottiglia.
A questa somma vanno aggiunte le spese per l’amministrazione, la commercializzazione (quelle per la comunicazione sono quasi inesistenti, visto che lo Château gioca tutta la sua strategia proprio sulla non-comunicazione, visto la grande rarità del vino) e gli stipendi (Chateau Petrus ha 120 dipendenti, compresi quelli che lavorano a Magdelaine e La Fleur-Petrus). Si può stimare che il costo di una bottiglia di Petrus (confermato da Christian Moueix) sia alla fine di 30 euro. La famiglia Moueix è contemporaneamente “negociant” e proprietaria dello Château e quindi possiede l’esclusiva per la commercializzazione di Petrus. Questa concomitanza permette a Château Petrus di risparmiare quel 20-30% che sarebbe dovuto andare al negociant. Petrus 2005 arriva a costare sugli scaffali delle enoteche anche 4.500 euro a bottiglia.
Il caso di Roumier, il cui Musigny Grand Cru 2006 è prodotto in sole 450 bottiglie e costa in enoteca 1.500, può essere definito a buon diritto il “prezzo della rarità”. Il Domaine borgognone Georges Roumier produce questo vino da appena 1.000 metri di vigneto e il costo a bottiglia è di 5,50 euro a bottiglia, a cui vanno aggiunti 11,30 euro di costi di affinamento e 3,50 di imbottigliamento, altri 3,50 come costi di amministrazione, commercializzazione, etc. e i costi fiscali che portano ad una cifra finale di 30,00 euro a bottiglia. Il Musigny Grand Cru esce dalla cantina a 150,00 euro (tasse escluse).

 

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