La guerra del rosé

Col mix di bianco e rosso a rischio il vino doc … “Una scelta scandalosa. Un altro tassello nella delegittimazione dei vini di qualità”. Marco Pallanti commenta in doppia veste – presidente del Consorzio Chianti Classico, e coproprietario-enologo del Castello di Ama, vini d’autore nella campagna toscana, tra cui uno delizioso Rosato – la decisione europea di autorizzare gli assemblaggi rossi-bianchi per la realizzazione dei vini rosé. Sospetti e timori si sono tramutati in realtà a metà settimana, quando a Bruxelles è stato ufficializzato l’ inserimento della metodologia nelle direttive del nuovo Ocm (Organizzazione Comune del Mercato Agricolo) del vino. Fino a ieri, infatti, l’ Europa – che produce i due terzi dei rosé del pianeta – poteva vantare una vinificazione di qualità: solo il succo di uve rosse gentilmente pressate o ricavate per salasso poteva diventare Rosé. Una modalità perfetta per esprimere le caratteristiche primarie di un vitigno, del suo territorio, complice l’ abilità del vignaiolo nel proteggere il delicato equilibrio di un vino che non è né bianco né rosso. In Francia – leader mondiale nella produzione dei Rosé, dai profumati provenzali ai più sostanziosi Clairet bordolesi – c’ è aria di rivolta. Il ministro dell’agricoltura Michel Barnier ha scritto una dura lettera alla Commissione Europea, denunciando il rischio di disoccupazione per decine di migliaia di lavoratori del settore, a fronte di un ingresso sul mercato di Rosé di bassa qualità e non riconoscibili da quelli veraci. Tra i produttori, c’è chi suggerisce di aggiungere la dizione “tradizionale” e chi propone di battezzare quelli fatti “colorando mediocri vini bianchi con un po’ di rosso” con il nome di Rosì. “Ma sono palliativi a fronte di una questione molto seria”, dissente Pallanti. Perché la differenza tra i due metodi – vinificazione in purezza o assemblaggio – non fa parte del comune sapere enologico. L’ argomento è tanto più scottante oggi, con l’ esplosione del gradimento generale dei Rosé, che in Francia hanno superato in vendita i vini bianchi. Merito della diffusione delle cucine etniche e di fusione, che con i loro toni speziati e particolari spesso mal si accordano con le categorie dei vini tradizionali, e del boom degli Champagne Rosé (unico caso di assemblaggio bianco-rosso consentito in Francia) alla loro miglior stagione di sempre. I rischi sono economici, ma anche di immagine. “Si potrà fare il Rosé con rosso siciliano e bianco friulano, alla faccia della terroir… Purtroppo, le decisioni di Bruxelles sono sempre più volte a prodotti standardizzati e di basso profilo, nel cibo come nel vino, malgrado le vendite siano direzionate verso i prodotti a denominazione d’origine”, sostiene Pallanti. Ultima parola, il 27 aprile, giorno in cui il provvedimento verrà ratificato. Se nulla cambia, sarà difficile non essere d’ accordo con l’inviperito Alain Boeuf, uno dei miglior chef di Provenza: “Le mélange blancrouge? C’est une couillonade!” (La Repubblica)

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *