La cantina rilancia i prezzi…

Il valore medio dei terreni nei Comuni di “Città del vino” quadruplicato in 15 anni… I tenitori del vino come oggetto del desiderio per chi vuole vivere meglio e come modello di pianificazione urbanistica rigorosa nella trasformazione, da rurale a residenziale, di casali, fattorie, annessi rustici. E il buon vivere diventa una risorsa per i Comuni del vino che nel tempo hanno visto salire il valore del proprio patrimonio edilizio. Proprio per facilitare la gestione del territorio agli amministratori dei Comuni a vocazione vitivinicola, l’associazione Città del vino ha aggiornato il proprio piano regolatore, strumento urbanistico pensato per l’uso sostenibile delle aree rurali.

A 12 anni dalla sua introduzione, il piano è stato armonizzato con le nuove norme per la salvaguardia del paesaggio, l’uso dei suoli e l’edificabilità. “L’equilibrio estetico e ambientale di queste aree – sottolinea Valentino Valentini, presidente dell’associazione Città del vino e sindaco di Montefalco – va a tutto vantaggio del successo economico e sociale di un intero territorio, il cui appeal si basa sull’integrazione tra economia di qualità e rapporto tra realtà urbana e agricola. Oggi il patrimonio edilizio dei comuni che vivono del vino e della sua economia, ha un valore enorme. A livello nazionale, in 15 anni il valore medio dei fondi si è quadruplicato passando da 10mila a 45mila euro per mille metri quadri; quello degli immobili, sia in centro che nelle case sparse, è raddoppiato.
Il trend della popolazione, in calo dal Dopoguerra, si è invertito ed è scesa sensibilmente l’età degli imprenditori agricoli”. E i Comuni hanno compreso il valore della salvaguardia e l’importanza di fare sistema. Tanto per dire: il circuito Città del vino è passata dai 39 Comuni fondatori agli attuali 560, di cui più di 100 solo in Toscana. Territori che si sono valorizzati grazie al recupero del patrimonio edilizio e alla tutela dell’ambiente dove operano le aziende vitivinicole. “In questi Comuni – precisa Valentini – il tasso di occupazione delle case sparse sfiora il 35% contro l’1% della media nazionale e la vitalità urbana dei centri è cresciuta del 62%”. Perché l’economia che ruota attorno al vino e alla sua cultura fa crescere anche l’indotto, i servizi e la stessa qualità della vita dei residenti. Le attività del “degustare” e del “viaggiare per degustare” stanno trasformando i paesaggi agrari, migliorando gli stili di vita e i bisogni di nuovi abitanti. E mentre si incrementano i flussi turistici, sale anche la richiesta di nuovi insediamenti nelle terre del vino. Una tendenza che spinge al rialzo i valori immobiliari dei territori e ne fa crescere la qualità edilizia complessiva con il recupero di architetture come le cantine storiche e strutture abbandonate. Da qui l’esigenza di arginare l’abusivismo e armonizzare gli interventi, fissando norme comuni per materiali, colori, ampliamenti, coltivazioni. “L’obiettivo – precisa Pier Carlo Tesi, curatore dell’aggiornamento del Prg delle Città del vino – è orientare l’azione locale riguardo la gestione di boschi, infrastrutture, edilizia rurale, margini urbani, ma anche le politiche di riutilizzo dell’esistente”. Così le migliori esperienze di governance territoriale concorrono ogni anno al premio “Città del vino”, assegnato a Venezia in occasione di Urbanpromo, manifestazione organizzata dall’Istituto nazionale di urbanistica in partnership con la Biennale architettura. “La bellezza del paesaggio – sottolinea Stefano Stanghellini, presidente di Urbit e ideatore di Urbanpromo – è un valore estetico facilmente percepibile da comunità locali e visitatori e un valore economico misurabile per produttori e operatori del marketing. Un valore che, nel complesso, sostiene la validità degli investimenti nel tempo”. L’edizione 2008 ha messo in evidenza le cittadine di Sizzano in Piemonte, che da il nome alla Doc Sizzano, e di Castelnuovo Berardenga, il cui territorio fa parte della Docg Chianti Classico in Toscana. Sotto la lente dei giudici anche Castagneto Carducci (Livorno) e Nizza Monferrato (Asti). (Il Sole 24 Ore)

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