L’indice del vino? Servirà a misurare il grado della crisi

La Cina è ormai il quinto consumatore di vino al mondo e sta per sorpassare la Germania, un Paese che da quando è scoppiata la crisi del credito è tornato ai boccali di birra, i cinesi bevono principalmente vino locale, ma da qualche anno le bottiglie d’importazione francesi, australiane e italiane stanno penetrando il mercato. A differenza degli americani e degli europei, che bevono principalmente vino da tavola a basso prezzo, ai cinesi piace quello d’annata.

Chàteau Lafite Rothschild, tra i bordeaux più costosi al mondo, è tra le bottiglie più richieste. Naturalmente si tratta di cinesi benestanti, che fanno parte della classe medio-alta. Ma i mercanti di vino sostengono che il palato cinese in genere sembra perfetto per gustare vini complessi, che richiedono un certo allenamento. Anche a Taiwan, Singapore e nella Corea del Sud il consumo è in aumento. E, come la Cina, questi sono Paesi poco colpiti dalla recessione. Scende invece il consumo in Gran Bretagna, che ancora non riesce a uscire dal tunnel della crisi. Unica eccezione, lo Champagne, che ancora scorre nella City per festeggiare i bonus miliardari. Ecco, allora, una proposta per il prossimo G20: usare l’indice del vino come indicatore del la capacità dei Paesi di gestire le conseguenze della recessione.

(Il Venerdi’ di Repubblica)

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