In Spagna verranno estirpati 75.000 ettari di vigneto, 20.000 in Francia e circa 15.000 in Italia

Le adesioni alle estirpazioni legate alle sovvenzioni dell’UE stanno rimodellando la viticoltura europea
Sono 70-75.000 gli ettari per cui è stata presentata domanda di estirpazione in Spagna. Ad annunciarlo, segnalando che la cifra non è ancora definitiva, è il direttore generale delle Risorse agricole del ministero dell’Agricoltura, Carlos Escribano. Due le possibili letture del fenomeno, dice Escribano intervistato dall’agenzia Efeagro: “Per i catastrofisti, è un segnale dell’abbandono del settore vitivinicolo nazionale, per i più ottimisti si tratta solo di vigneti di bassa qualità.

La Spagna ha croniche eccedenze di vino – ha continuato il dirigente – per cui un terzo della produzione viene esportato e il resto viene destinato alla distillazione. Quindi, se si tratta di vigne progettate per quest’ultima destinazione, è chiaro che si avrà un miglioramento generale della nostra competitività e una chiara indicazione di qualità”.
A queste parole fa seguito la presa di posizione del settore, che, sempre secondo quanto riportato da Efeagro, indica nella vasta portata degli espianti il sintomo evidente della crisi, acuita da un’Ocm che ha portato solo pessimismo tra gli operatori, con misure progettate esclusivamente per portare i viticoltori a questa. Nessuna sorpresa, dunque, che appena gli si fosse offerta una possibilità d’uscita, questi l’avrebbero presa al volo.
In Francia invece le domande sono relative a una superficie di oltre 20.000 ettari. Secondo le prime indicazioni di Viniflhor, la regione che più è ricorsa alla misura è il Languedoc-Roussillon, in cui sono state presentate più di 4.000 domande per una superficie di circa 14.000 ettari.
In Italia invece il totale di ettari spiantati con le di estirpazioni agevolate dovrebbe essere di 14.636 corrispondenti a 19.751 domande presentate. Se alcuni numeri erano stati preventivati, come le alte adesioni della Puglia (che si rivela prima sia come numero di domande, 6.906, sia come superficie, 6.930 ettari) e della Sicilia (3.511 richieste per 1.230 ettari), che hanno quindi confermato nei numeri lo stato di difficoltà della propria viticoltura, ben diverso è il commento da farsi su altre regioni, come Abruzzo, Lazio, ma soprattutto le Marche e l’Emilia Romagna. Le Marche, con 1.900 domande presentate per 1.510 ettari, mostrano una criticità diffusa, visto che, a detta di Coldiretti regionale, non si tratta solo di viticoltori anziani o di zone particolarmente svantaggiate dal punto di vista produttivo, ma di cantine strutturate, che negli anni sono progressivamente uscite dal mercato a causa del calo dei consumi locali e della difficoltà di riconvertire la produzione per altri mercati.
Adesioni massicce anche per l’Emilia Romagna, dove però, a differenza che nelle Marche, le richieste di espianto (2.555 per 2.120 ettari circa*) si concentrano per il 70% e oltre in quattro province: Ravenna e Bologna (Sangiovese e Trebbiano), Reggio Emilia e Modena (Lambrusco). La crisi di questo vino intacca persino la Lombardia, dove le 55 richieste totali di espianto per una cinquantina di ettari si concentrano quasi tutte nel Mantovano, altra terra del Lambrusco (vero comunque che oltre 1.000 ettari nelle zone montane di Sondrio e Brescia sono stati esclusi).
Lazio e Abruzzo, come detto, sono le altre due regioni in cui vi è stata una inattesa quanto alta adesione al regime: nella prima si contano 843 domande per 778 ettari, mentre nella seconda si è addirittura a 1.774 domande per 870 ettari. Cifra che avrebbe potuto essere più alta se non si fossero blindati 530 ettari in provincia di Teramo perché considerata zona di montagna.
E’ dunque il Centro-Sud ad aver approfittato di più di questa finestra d’uscita (la Campania ha avuto basse adesioni, ma 700 ettari di territorio erano stati dichiarati “zone con svantaggi ambientali” e quindi intoccabili, mentre scarsissime le adesioni in Toscana, concentrate nel Sud della Maremma, Doc Capalbio), mentre molto limitate si sono rivelate le adesioni nel Nord. Fattore preventivabile, soprattutto per il fatto che una gran parte del territorio ricade in zone montane (oltre alla Lombardia, tutto l’Alto Adige, la Valle d’Aosta, il Trentino): le regioni con le maggiori quote di adesioni sono giocoforza quelle che hanno lasciato mano libera ai viticoltori: il Piemonte, con 431 domande per 384 ettari concentrati soprattutto nella provincia di Alessandria e poi di Asti, e il Veneto, con 370 domande per 340 ettari, concentrati soprattutto nel Padovano (oltre 200) e a Venezia (una novantina).
Nei prossimi mesi Agea e gli organismi pagatori avranno il compito di controllare l'ammissibilità delle domande, con scadenza 1° febbraio 2009. Dati definitivi quindi si sapranno solo a quella data.

(Focus Wine)

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