Il vino delle Colline Romane, storia e cultura da tutelare

Frascati Il Lazio è vocato alla viticoltura di qualità, vantando un gran numero di laghi vulcanici e uno sviluppo costiero di 300 km. Nella regione quasi l’80% dei territori coltivati a vigneti sono destinati alla produzione di uve con bacca bianca, dove la parte del leone la fa il vitigno Frascati.

 

Un’occasione di riflessione sul futuro della vitivinicoltura romana e laziale di fronte alla crisi del mercato e ai ritardi della cooperazione in relazione alla riforma dell’Organizzazione comune di mercato è stata promossa dalla Provincia di Roma e Coldiretti Roma, in occasione del convegno tenutosi al palazzo Ferrajoli di Roma.
Ricordiamo che il Lazio e un grande e antico territorio viticolo e l’arte di coltivare la vite e di produrre in vino, risale a diversi secoli prima di Cristo, quando i coloni greci insegnarono alle popolazioni latine e ai popoli italici di lingua osca, le basi di questa attività. Per secoli le vie consolari furono lo strumento attraverso i quali i vini transitavano verso Roma e i mercati di tutto il Mediterraneo.

Tra tutte le strade dell’epoca, la via Appia è certamente da considerarsi la prima “Strada del vino” della storia. Il territorio laziale è vocato alla viticoltura di qualità, vantando un gran numero di laghi vulcanici e uno sviluppo costiero di 300 km. Invece la Provincia di Roma ha una superficie di 12.500 ha (47% del totale delle superficie vitata della Regione di 29.580 ha) con una lunga lista di vini di qualità marchiati Doc e Docg (8.690 ha). La produzione regionale è caratterizzata dai bianchi, quasi 80% dei territori coltivati a vite sono destinate alla produzione di uve con bacca bianca dove la parte del leone la fa il Frascati.

Le zone a maggiore vocazione sono le Colline romane. Le radici etimologiche di quest’area sono diverse e contraddittorie. Con il termine Castelli Romani è indicato oggi un numero preciso di comuni sorti sulle alture del Vulcano laziale a sud-est di Roma. I colli di natura tufacea, derivanti dall’evoluzione dei materiali piroclastici delle eruzioni vulcaniche, garantiscono un inesauribile bacino di fertilità per i vigneti. Il clima è dolce e le viti vengono allevate tra la frescura dei boschi di castagno e la brezza marina. Ottimale è l’aspetto pedoclimatico mentre, sotto il profilo ampelografico, ci sarebbe bisogno di una maggiore diversificazione varietale. L’area è caratterizzata dalla prevalenza dei vini bianchi ma dimostra anche la potenzialità per i rossi di pregio.

Vale oltre 78 milioni la produzione vinicola del Lazio, con le Doc e Docg prodotte da 4.698 aziende che superano il valore di 47 milioni di euro e i vini da tavola, prodotti da 64.773 imprese, che muovono un giro d’affari di quasi 22 milioni di euro. Questo assetto importante dell’economia regionale, un mondo vitale secondo il commissario dell’Arsial Fabio Massimo Pallottini, si confronta adesso sia con la crisi di mercato, e la voglia di consegnare le chiavi – dicono i produttori dei Castelli – sia con le opportunità di rilancio legate all’Ocm vino, al Programma di sviluppo rurale (Psr) e alle nuove forme di promozione, come il “product placamento” nelle fiction tv o la comunicazione commerciale sui telefonini di nuova generazione.
L’assessore all’Agricoltura provinciale Aurelio Lo Fazio ha sottolineato gli sforzi fatti per la promozione delle Strade del vino e il successo con i turisti della nuova enoteca della Provincia con affaccio sui Fori. «Ma quello che urge politicamente – ha detto – è togliere il patto di stabilità e poter utilizzare i fondi che l’ente ha. Mentre nel Psr andrebbe cambiato il dato della internazionalizzazione. E la Regione Lazio che vi ha fatto un buon lavoro di progettazione potrà farlo. Indispensabile infine una tutela, anche con risorse giuridiche, dei vigneti il cui eventuale abbandono sarebbe un de profundis per la politica di tutela ambientale e urbanistica».

Il presidente di Coldiretti Lazio Massimo Gargano ha auspicato una promozione su misura rispetto alle esigenze delle imprese. «Facciamo film sui vigneti di Roma alla “Sideways” e meno sagre dei tortelli» ha auspicato Gargano che ha sottolineato il bisogno di «più cooperazione che guardi al mercato, stop alla politica dei campanili e alle associazioni cattedrali nel deserto. Serve economia di scala finalizzata a presidiare il mercato di Roma, che è una grande opportunità, e a comunicare ex novo l’eccellenza del vigneto Roma. La predisposizione alla qualità i produttori l’hanno fatto, ora facciamo un passo avanti nella comunicazione».

Le istituzioni, nelle voci dell’assessore Lo Fazio e del commissario dell’Arsial Pallottini, hanno infine accolto con interesse la proposta del giovane presidente di Coldiretti Roma David Granirei di un aperitivo di pre-Vinitaly nella Enoteca della Provincia di Roma per un brindisi collettivo al vino di Roma.

(Italia A Tavola)

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