Il Vigneto Sommerso di Gurrida

GurridaDa Enoteca Letteraria

Una meraviglia enologica sul versante nord ovest dell’Etna ci dimostra ancora una volta come la vigna sia in grado di crescere in condizioni fuori dal comune.
Può esistere un vigneto sommerso? E se sì, come trova il suo equilibrio per dare uva da vino? Questo apparente dilemma ha una risposta naturale in uno dei più incredibili panorami viticoli del mondo, il vigneto che cresce nei pressi del Lago di Gurrida, vicino a Randazzo, in provincia di Catania, sul versante nord occidentale dell’Etna.

 Il lago, che sorge a circa 835 metri sul livello del mare, è spesso in secca nei mesi estivi, per tornare a riempirsi in inverno. In questi mesi freddi le piene del fiume Flascio causano l’esondazione del lago, andando così a sommergere anche il vigneto adiacente.
Quello che ci troviamo ad ammirare in certi periodi dell’anno è dunque un vigneto di circa 40 ettari quasi completamente sommerso dalle acque, cosa che ha, tra l’altro, preservato quasi interamente le viti dalla fillossera, il terribile insetto che, arrivato dall’America, ha fatto strage di viti in Europa nella seconda metà dell’ottocento.
Ma la cosa più incredibile resta comunque la grande capacità che la vite ha avuto di adattarsi anche a condizioni estreme e incantevoli come questa, aiutata dal fatto che, data la particolarità del sottosuolo del Lago Gurrida, pare che le sue acque siano parzialmente “frizzanti”, cosa che ha garantito alla vite un costante apporto di ossigeno.
Per arrivare al frutto di questa meraviglia, che purtroppo non ho ancora avuto il piacere di assaggiare e forse non lo avrò nemmeno mai, il vigneto è composto da 35 ettari di Grenache (vitigno diffuso in tutto il Mediterraneo e chiamato Garnacia in Spagna, Tocai Rosso in Friuli e Cannonau in Sardegna) e 5 di Merlot, allevati a contro spalliera. Il vino di punta prodotto dall’ormai fallita Azienda Gurrida si chiamava Victory e, da fonti esterne che lo descrivono, sembrava possedere note al naso fruttate e speziate, insieme ad un grado alcolico considerevole e un corpo che non facevano certo un vino “facile”.
Considerato quindi che degustare questo vino è ormai praticamente impossibile, lasciamo questo vigneto e questa uva al mito, al turismo e al destino che lo vorrà forse un domani vedere nuovamente produttivo. (Marco Andreani)

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