Il Sagrantino rilancia i centri minori…

Le strade del Sagrantino portano verso la collina. I piccoli borghi, immersi nelle campagne umbre, sembrano raccogliere la sfida di località pìù rinomate, come Montefalco e Bevagna, cresciute molto negli ultimi anni, grazie al lavoro illuminato di imprenditori come Marco Caprai, E, in particolare sul fronte dei prezzi, sembrano non avere rivali. Negli ultimi anni lo sviluppo vitivinicolo e turistico della zana docg ha spinto molti a comprare casali con vigna da queste parti, nell’intera provincia di Perugia. Tanto che ora i paesi limitrofi, fino a Spello e Trevi, continuano a offrire interessanti opportunità per chi intende investire da queste parti.

“Ancor di più saranno attrattivi i centri storici – dice Giovanni Picuti, titolare dello studio legale omonimo di Foligroup -, oggi riqualificati in seguito alle opere di ricostruzione post-sisma (1997, ndr). È possibile che una spinta arrivi anche dalla necessità di allargare e valorizzare la ricettività”. Dipenderà dalle scelte dei neoelctti amministratori. “Si sta facendo strada la cultura del riutilizzo degli spazi esistenti – continua Picuti -. Cosi i centri storici lieviteranno di prezzo e, forse, i buoni affari si faranno solo uscendo dal perimetro della docg, più verso la montagna, ad esempio in Valnerina e nella valle dei Topino”. Nella zona del Sagrantino e nelle sue piccole capitali del vino, la crisi non è ancora riuscita a fare indietreggiare le richieste notevolmente lievitate negli ultimi anni: “I prezzi sono ancora alle stelle, non solo perché la domanda è vivace, neanche perché l’offerta è esigua” conferma Alessio Costantini, consulente tecnico dell’agenzia 700 Immobiliare, che per il prossimo autunno attende un ribasso delle quotazioni su livelli più vicini al valore reale e una conseguente ripresa del mercato. Del resto, come spiega ancora l’avvocato Picuti, nella zona dì Montefalco e Bevagna, con le loro innumerevoli frazioni di pregio storico (come Spello, Trevi e Campello sul Clitunno) “il dialogo tra ruralità e centro urbano è rimasto ancora fluido dal punto di vista del paesaggio e dei servizi. Valori che ripagano, ma che si pagano”. Qui l’oggetto più richiesto è il classico casale umbro in pietra da sistemare, cui ambiscono italiani e stranieri. Quelli di piccole dimensioni e con un pezzo di terreno intorno, costano intorno ai 200-300mila euro. “Questa tipologia sta diventando rara da reperire – spiega Moreno Stopaccioli, titolare dell’agenzia omonima -. E più facile trovare il casale con 7-10 ettari di terreno di cui un paio di vigna. Un prodotto a metà strada tra la casa di vacanza e l’azienda agricola, ideale per la realizzazione di un bed & breakfast”. In quel caso il budget richiesto arriva fino a 600-700mila euro. Chi cerca qualcosa di alternativo, consigliano gli esperti, cerchi quindi nell’altra Umbria, quella dei tanti borghi che circondano le località note, ad esempio nello Spellano dove ha casa anche il cantautore Francesco De Gregori. “Oppure – continua Bruno Biagiotti, presidente provinciale Fimaa, titolare di Stimm Immobiliare – si può puntare a un tipico casale umbro da ristrutturare per un investimento intorno ai 200mila euro”. Su queste zone sta lavorando Sviluppumbria, facilitatore e supporter di investimenti di derivazione regionale: il progetto Pietre d’Umbria propone oltre 80 beni di pregio con valenze storichc, architettoniche e ambientali per il riuso a fini turistici, produttivi e di servizi. “Operiamo per fare emergere luoghi minori – spiega Vinicio Bottacchiari, direttore generale – che ci vengono segnalati dalle amministrazioni locali con l’obiettivo di valorizzarle. Vicino alla zona del Sagrantino, nei pressi di Beltona, il convento di Santa Caterina e quello di Sant’Antonio sono segnalati per possibili investimenti, in particolare nel settore turistico alberghiero di fascia alta”. Tuttavia per il rilancio della regione, conclude Bruno Biagiotti “l’Umbria ha bisogno di infrastrutture e di collegamenti con il resto del paese. Elementi essenziali e che, a oggi, sono estremamente carenti rispetto alle necessità”. (Il Sole 24 Ore)

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