Il rebus dei controlli sul vino…

Gli scettici non mancano. Anzi, in questi frangenti sono sempre numerosi. Eppure, l’entrata in vigore della nuova Organizzazione comune del vino ha tutto per lasciare il segno nell’attività di vignaioli, cantinieri e quanti hanno a cuore le sorti del nettare di Bacco. Ricordate il metanolo? Ancorché essere lo scandalo che è stato, rappresenta anche lo spartiacque tra un vecchio concetto di fare masse di vino e un nuovo modello di impresa che punta decisa verso la qualità.

Bene, l’Ocm vino, così com’è stata concepita – tagli all’estirpazione (175mila ettari in tre anni), diversa considerazione tra aiuto allo zuccheraggio per alcuni paesi e uso del saccario per altri, sostegni alla promozione, cambio di rotta in materia di denominazioni, per citare alcuni dei provvedimenti più importanti – contiene il seme della prima vera rivoluzione del mercato vinicolo dell’Unione europea. Se sarà in meglio o in peggio, lo si vedrà. Ciò non impedisce che i commenti si sprechino tra quanti preferiscono rimandare ai primi risultati; per altri, al solito, è tutto sbagliato; molti altri ancora non nascondono di voler capire di più delle nuove regole. Aspirazione legittima, che giustifica il desiderio e la volontà di essere pronti a cavalcare la nuova onda. Il che spiega perché le risposte finiscono quasi sempre con un punto di domanda. Il regolamento Ue 479/08, approvato un anno fa ed entrato in vigore definitivamente all’inizio di questo mese, un primo gol lo ha segnato: riaccendere l’attenzione degli addetti ai lavori su una questione fondamentale del ciclo produttivo, finito oscurato dalla crisi economica che ha colpito pesantemente anche il settore vino. Un settore che solo in Italia coinvolge 650mila aziende vitivinicole, 1,2 milioni di addetti, sviluppa un fatturato grezzo di 8 miliardi di euro e una produzione di 45/50 milioni di ettolitri, che è pari al 20% sul totale vino nel mondo. Cifre da numeri uno, appunto. Che la riforma e il concomitante avvio della vendemmia 2009 (il via quest’anno è partito dalle tenute Berlucchi in Franciacorta) alimentano non poche osservazioni. In primis quella del presidente di Federvini Lamberto Vallarino Gancia, secondo il quale, fatta salva l’utilità della riforma, ora bisogna risolvere urgentemente la questione dei controlli”. Un invito che ha la sua ragione d’essere nel fatto che “non tutti i Consorzi di tutela hanno provveduto a scegliere per tempo e con le logiche stabilite dal regolamento Ue, gli enti certifica tori”. Cosa significa? Significa che a differenza della precedente normativa che affidava i controlli ai Consorzi, ora questo potere è venuto meno per l’evidente conflitto di interessi tra controllori e controllati. Di qui l’obbligo di supervisione affidato a enti terzi. E qui casca l’asino, perché in Italia gli enti terzi finora autorizzati dal ministero sono quattro o cinque che, messi insieme, non riescono a rispondere che al 70-75% della mappatura produttiva. Di questi cinque, il principale per presenza sul mercato – Valorltalia di Alba – è stato costituito da Federdoc e Csqa, laddove la Federdoc altri non è che l’associazione degli stessi Consorzi. Tanto basta per fare drizzare i capelli ad Assoutenti, il cui presidente Mario Finzi accusa esplicitamente la società albese di non rispettare i parametri di terzietà stabiliti da Bruxelles. Per i responsabili di Federdoc (Riccardo Ricci Curbastro, presidente e Ezio Pelissetti, amministratore delegato) il problema tra controllori e controllati non si pone assolutamente. “Non si pone perché – spiega Ricci Curbastro – Valorltalia è nata nell’assoluto rispetto delle norme e per questo è stata ufficialmente riconosciuta dal ministero delle Politiche agricole. Dunque, dove sta il problema?”. Certamente al ministero di via XX Settembre la questione se la saranno posta, ma a quanto pare nessuno ha mosso foglia. Segno che tutto è nelle regole. Ma questo non esaurisce la questione dei controlli. E poiché la vendemmia è cominciata e il mosto già ribolle nei tini, è giocoforza chiedere a chi ha potere di risposta come verranno classificati i vini di quelle terre i cui consorzi non hanno adempiuto a fare per tempo la scelta dei certificatori. L’Italia del vino attende una risposta. (Il Sole 24 Ore)

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