Il Prosecco-Glera in Sicilia

La Sicilia avrà il suo Prosecco. Dopo una sperimentazione di tre anni condotta dall’Istituto regionale per la vite ed il vino che si è conclusa positivamente, è arrivato il decreto dell’assessorato regionale all’Agricoltura, che autorizza la coltivazione di questa varietà nell’isola.

I vitigni sperimentali, coltivati a Grisì, vicino a Monreale, su sollecitazione di alcune aziende vitivinicole, hanno dato una produzione media di quattro chili per ceppo, mostrando un buon adattamento al terreno, a dimostrazione del fatto che la Sicilia si presta all’introduzione di alcuni vitigni che fino a qualche anno fa erano tipici esclusivamente del nord Italia come, ad esempio, Müller Thurgau, Cabernet e Chardonnay.

Il decreto regionale consentirà, dunque, di ampliare le varietà coltivabili nell’isola con un occhio a nuovi spazi sul mercato. Ma con una limitazione: il vino prodotto non potrà più essere chiamato Prosecco.

Con il riconoscimento della doc, infatti, non è più possibile usare nell’etichetta la tipologia che fa riferimento al Prosecco ma, come stabilisce il comitato ministeriale per la tutela delle denominazioni di origine dei vini, per identificare questo tipo di vitigno, lo si dovrà chiamare Glera. Ciò servirà a differenziare il vitigno dal vino e a tutelare i produttori. In sintesi, il nome “Prosecco” sarà cancellato dal registro dei vitigni ma resterà in quello dei vini, dove sono riportati i nomi scritti sulle etichette vendute al pubblico. In questo modo il marchio Prosecco sarà ad uso esclusivo dei produttori veneti e friulani.

Quanti in Sicilia vorranno produrre questo vino, dunque, dovranno chiamarlo “Glera” cosa che, secondo gli esperti del settore, potrà costituire un limite nella commercializzazione. Sono in pochi, infatti ad associare questo nome al ben più famoso Prosecco e questa limitazione rende difficile fare previsioni su cosa accadrà nel mercato siciliano di questo vino. (Cronache di Gusto)

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