Il post distretto inizia dalle “aree eccellenti”…

161 in Italia: dall’ Interporto di Verona alla Fiera… Sono i “territori d’ eccellenza” i motori che guideranno l’ Italia fuori dalle secche della crisi. Più grandi delle città (“perché non ci può essere eccellenza nei confini ristretti del locale”), aperti alle relazioni internazionali, dotati di infrastrutture efficienti, i territori “superiori” integrano industria, turismo, cultura e paesaggio con le nuove tecnologie, la presenza di università e centri di ricerca, la qualità della vita. Torna così in auge il territorio, archetipo sbiadito, invisibile alla forza trainante della globalizzazione ma anche allo sviluppo dal basso di micro realtà che non lo vedono. Al Forum “L’ Italia dei territori”, la due giorni che si chiude oggi a Mantova, il Censis presenta la mappa dell’Italia che “tira” (con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e la collaborazione di SinopsisLab). Sono 161 i territori d’ eccellenza italiani in grado di meglio fronteggiare la congiuntura negativa mondiale. Dalla Riviera del Brenta, la ricca striscia di terra che congiunge Venezia, con le sue splendide ville lungo il naviglio, i paesaggi lagunari ma anche il distretto delle calzature; a Langhirano (Parma), con la sua celebre Strada del Prosciutto e dei vini dei colli ma anche l’ industria dell’alluminio; da Montebelluna, nelle piane del Piave e del Sile, in provincia di Treviso, dove si concentra l’ industria dell’abbigliamento, a Lumezzane, in Val Gobbia, vicino a Brescia, con la produzione storica del tondino. Il rapporto del Censis distingue l’ eccellenza di 71 “territori produttivi”, 65 “aree dell’accoglienza” (località uniche al mondo come Portofino, Venezia e la sua laguna, Cortina d’ Ampezzo e la Val d’Orcia, il Chianti e l’ Alta Badia) e 25 poli dell’innovazione. In tutto un arcipelago con più di 1,3 milioni di imprese (il 26% delle aziende tricolori), un giro d’ affari di 377,7 miliardi di euro (2007), il 24,6% del Pil nazionale (e una ricchezza pro capite superiore alla media italiana, 26.200 euro contro i 25.900). La palma dell’eccellenza la vincono i “comprensori” del Nord Ovest (48%), seguono le realtà del Nord Est (22,7%), e poi il Centro (14,7%) e il Sud (14,6%). I 25 poli dell’innovazione e della logistica individuati dall’indagine sono localizzati in posizioni strategiche e comunque in gran parte concentrati nel Nord del Paese (dall’interporto di Verona, alla Fiera di Milano, dal Politecnico di Torino all’Area science park di Trieste, dal San Raffaele o i laboratori di fisica del Gran Sasso all’Ismett di Palermo). Ma il credit crunch che dall’America ha stravolto gli equilibri mondiali ha lasciato indenni i 161 “campioni” nazionali? Sì e no. Il 40% dei testimoni locali interpellati dichiara che la crisi ha colpito pesantemente la propria area. Comunque l’ 80% ha fiducia nelle potenzialità locali ed è convinto che il proprio territorio uscirà a testa alta dalla congiuntura. A patto che faccia tesoro e valorizzi gli ingredienti dell’eccellenza. “Prima tra tutti la capacità di innovare – commenta Giuseppe Roma, direttore generale del Censis -. Tra gli elementi che garantiscono la qualità dell’area oltre alla salvaguardia del patrimonio di risorse ambientali e culturali, l’ incremento dell’efficienza e la capacità di far rete con altri territori”. (Corriere Della Sera)

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