Il Barolo vuole mettere i “cru” in etichetta…

All’inizio erano 6 milioni di bottiglie diventate in pochi anni 10, anche se tra qualche polemica sui luoghi dove si trovano i vigneti. Ma sta di fatto che il Barolo resta un “rosso” italiano molto apprezzato, specie all’estero. La crisi di mercato dei recenti anni ha indotto ad alcune riflessioni anche sul rilancio del prodotto che, stando alle statistiche ufficiali, continua comunque a distinguersi per un buon livello di vendite nonostante il dollaro debole.

Ora il Consorzio di tutela annuncia una nuova iniziativa: l’ufficializzazione nel disciplinare di produzione dei “cru” (preso in prestito dai francesi anche se in Piemonte il nome è “sorì”), cioè il luogo dove ha origine il miglior vino in termini di qualità. Al ministero verrà inoltrata la richiesta di modifica in modo tale che i “cru”, tra questi “Brunate”, “Cerequio”, “Connubi” o “Bussia”, nella zona di Barolo e Monforte d’Alba, possano essere riportati in etichetta per contraddistinguere il prodotto. Oggi la superficie a vigneto del barolo è complessivamente di circa 1.700 ettari. (Italia Oggi)

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